Mai sanguinare davanti a uno squalo

  Questo è ciò che ti sei perso, se ti sei perso, del racconto Ketamina L’invito a emergere con me da/con un’anestesia dissociativa in forma scritta Unicorni e l’annuncio del racconto a sorpresa per il 33esimo complimese Dodici segreti svelati direttamente da uno dei personaggi di Ketamina Che per averlo, Leggi tutto

“Hai un cervello in ottime condizioni, tanto vale usarlo”

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Sai quei momenti in cui ti pare d’avere dappertutto il cervello?

Te lo senti tra i capelli, mentre ti pettini, resta impigliato tra i denti, della spazzola, le circonvoluzioni si annodano, fanno male quando le provi a disannodare, certe idee scolorano, si staccano e vanno a morire sui cappotti blu di pioggia e baci.

Te lo senti nelle gengive, ci si attaccano i denti, dormono contro la mucosa e-rosa della bocca d’oro e dici parole che non possono essere non pensate, perché hai il cervello nel legamento parodontale.

Te lo senti sotto i piedi, con l’umore che lo accarezza e le gomme da addentare, masticate, pestate, abbandonate sotto i banchi di scuole interrotte, come le strade, percorse coi piedi sotto cui senti pulsare sinapsi, su cui senti arrampicarsi pensieri.

Dato che tutto in te è testa tanto vale usarla.

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Uno SCORE per scoprire se sei un soggetto MAGENTA

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Uno score non è altro che un punteggio. Sì, un punteggio. Ci sono segni e sintomi e ogni segno e sintomo ha un punteggio adeguato. Così alla fine sommando i punti si arriva a un punteggio complessivo. Come un test.
Ma qui si sta testando una cosa davvero da non sottovalutare: il fattore MAGENTA.
(Che sì, è una sigla. Tu a cosa abbineresti ciascuna lettera della parola Magenta?)
Un individuo magenta non è poi così difficile da riconoscere. Eppure se esistono tante tavole e tabelle e punteggi clinici da misurare e valutare un motivo ci sarà, no? Quindi eccoti un elenco di cose che forse pensi e sei. Quanti punti totalizzerai?
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Le idee ti fanno male se le attui senza stile

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Sono in questo negozio enorme dove c’è tanto di tutto. Ci sono tanti oggetti e tante persone e in certi angoli gli oggetti si muovono più in fretta e pure con più grazie delle persone che trattano gli oggetti da oggetti ma che chissà se se lo chiedono mai come sono trattate dagli oggetti.
Devo comprare un paio di scarpe ma sono indecisa su quale numero prendere e allora li prendo entrambi perché non è che proprio sempre sempre bisogna scegliere nel senso di rinunciare, a volte magari si può pure scegliere nel senso di alzare gli occhi e prendere tutto.
Alzi gli occhi è capisci che il limite è addirittura ben oltre rispetto all’orizzonte.
Esco e nel dubbio prendo la scarpa destra di un numero e la sinistra di un altro. Perché vogliamo tutto, appunto, così a volte ci ritroviamo con due piedi in due scarpe (versione riveduta) e il problema è che non sempre a ogni passo riusciamo a sfruttare al meglio entrambe, le scarpe.
Queste scarpe, poi, sono pure complicate. Provo a metterle e fatico a infilarle e bisogna allacciarle e il laccio è difficile da fare e perdo tempo e non ho tempo perché già sono in ritardo. Anche se in qualche modo ho scelto di esserlo. Ma da quando qualcosa diventa semplice solo perché è la nostra scelta? Non lo diventa.
Ma anche quello che non è semplice affatto può essere incantevole.
E di cose incantevoli qui ce n’è a pacchi. Scarpe e scarpe piene dei vostri passi, Calamisti. I passi che vi hanno portato fino a qui, certo, ma anche e soprattutto i passi in avanti che questo posto ha fatto grazie a voi, i passi che abbiamo fatto insieme.
C’è del magico nel Regno di Calamo.
E è il momento di tirare fuori le vostre bacchette magiche e di fare tutti insieme nuovi, stupefacenti, passi avanti.
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La verità è che sei un pinguino con l'artrite

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Il vibrato non è nella voce ma nei passi. Mi vibrano le caviglie e le ginocchia. Potrebbe sembrare pure una bella immagine se non fosse così vacuamente reale. Squillasenzasquillare il cellulare. In tasca. E mi sembra di vedere incresparsi il tè nella tazza.
Ci sono questi pinguini e sono tanti e sono tutto ciò che siamo abituati a pensare dei pinguini perché sono carini e buffi eppure eleganti e fedeli e così dannatamente abitudinari.
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