Studio di coorte (alla corte di Calamo)

“Non c’è nulla di nobile nell’essere superiore a un altro uomo. La vera nobiltà sta nell’essere superiore alla persona che eravamo fino a ieri.”
I capelli, quei capelli, che non è chiaro se siano diventati chiarichiari, praticamente bianchi, o se siano biondi di un biondo inadeguato, di un biondo che per sbaglio è scivolato su quella cute su cui qualcuno ha posato le dita e per ogni polpastrello poggiato è rimasto un calco e quante stelle cadenti le sono cadute in testa e il suo cranio è ormai come la Walk of Fame di una città fantasma.
“Ora però dimmi qualcosa che non so”
Una con quei gomiti e quelle clavicole e quelle nocche è mai possibile non sappia qualcosa?
“Che non sei sostituibile. Che se ti rompessi tu dovremmo cambiare tutta la scacchiera”
C’è questa cosa della luce che cade brusca e le taglia il viso e ha gli occhi innaturalmente al buio mentre le si bagna il mento di sole e il giallo sporco le ridisegna lo terno.
“Qualcosa che non so su di te. Dimmi chi vuoi diventare“
(Seguono “5 cose che ho capito di te” e “ciò che invece devi proprio dirmi tu” e “vuoi giocare con me?”)
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