Un giorno tutte le cose che non sei e tutte le cose che non vuoi essere verranno a chiederti cosa ne hai fatto di tutte le cose che invece sei e vuoi essere. E tu cosa risponderai? Dirai CalaMOOH, magari

La scrittura di questo post parte da una domanda di base. (Come se le domande potessero davvero fornire una base solida, come se non fossero le domande fenicotteri atassici, come se non fossero gru con le zampe spezzate, nascoste, mangiate). La domanda di base da cui parte la scrittura di questo post è la seguente: quando la scrittura di ciò che vuoi sembra un’opera così ardua che avresti più voglia di cadere come corpo morto cade, può la scrittura di ciò che non vuoi diventare aiutare a diventare comunque ciò che vuoi diventare?

Come la scultura e il marmo.

“Buconero” è il nome che avrà questa serie di post in cui infilare tutto quello che ci si infila nel costato e sotto le unghie e tra i denti. Per poi venire risputati in un’altra dimensione dove, al contrario, esiste solo ciò che ci fa sentire scelti e che scegliamo. Una dimensione di nome CalaMOOH per intenderci.

Quindi, mettiamo nel Buconero tutto quello che non ci piace e lasciamo che gli squarci spazio-tempo facciamo il loro dovere.

Tutto quello che a CalaMOOH non porteremo

  • La pelle che tira e che brucia come se aderisse a qualcosa sotto la pelle che tira e brucia anche di più e da più tempo
  • La carta che taglia quando sei di fretta e provi velocemente a maneggiarla
  • Il rumore che fa il respiro di chi non vorresti ti respirasse troppo accanto
  • Le coincidenze che non coincidono
  • Il sentirsi costantemente in alto mare, annaspare dentro l’acqua altissima, sentirsi trascinare, avere la corrente come un laccio al piede, fare le coreografie brutte di chi non si sa divincolare, agitarsi e agitarsi e agitarsi e finire sempre più lontanissimo rispetto a dove si vorrebbe finire, tanto più lontanissimo quanto più ci si agita
  • Le cose che abbiamo creduto di volere per un po’ e che ora ci sembra sempre più di non volere, ma non riusciamo a lasciarle andare perché averle volute ci sembra un motivo sufficiente per dover continuare a volerle
  • Le cose che ci ripetiamo essersi perse ma che invece non si sono perse: non ci sono mai state
  • La distanza tra ciò che vorremmo e ciò che abbiamo e tra tutte le cose che siamo convinti faremmo se avessimo ciò che vorremmo ma che invece potremmo fare anche con ciò che abbiamo eppure non facciamo
  • Il clamore che fa ciò che è brutto e turpe, ciò che è squallido e mediocre e il ponte di silenzio sotto cui passa, troppo spesso, ciò che è luminoso e bello
  • Le scarpe che si rompono

(Continua pure tu…)

Categorie: blog

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