“La ragazza che precipita” siamo noi…

C’è questo racconto di Buzzati che di tanto in tanto non posso fare a meno di rileggere. La ragazza, il palazzo, la gravità, la giovinezza, le aspettative, il miraggio della festa. Ci potremmo pure piangere sopra se fosse possibile far cadere nel verso giusto le lacrime mentre precipiti. Invece no. Non si può. Si può solo sbirciare il dentro le finestre mentre si cade fuori dalle finestre. Si può solo avere freddo, vedere le luci spegnersi, nutrire la fretta con altra fretta.  “Verso dove cadi?” ti chiedono e tu all’inizio rispondi e la convinzione di saperlo davvero rende sopportabile il vento che ti taglia la faccia e non avere neanche il tempo di pensare perché cadi, cadi, cadi. Poi smetti. Di rispondere, non di cadere. Ti hanno detto che funziona così, non vedi che precipitano anche gli altri, intorno a te? Sorrisi plastificati dentro tunnel gravitazionali.

… E nello zaino abbiamo solo limoni

La tecnica del pomodoro è quella tecnica che ormai conoscono pure i cuccioli di Corgi e che consiste nel dividere il proprio tempo in blocchi, proprio come i blocchi di tempo scanditi dai timer da cucina a forma di pomodoro (o giù di lì). Ma se la vita ti dà limoni? Quando provi a girare un limone per puntare il tempo quello inizia a schizzare succo aspro.  Eppure va tutto bene, anzi, può pure andare tutto per il meglio se tu ti attrezzi col sale, la tequila, il chioschetto. Se la vita ti dà limoni tu inizi a citare “Non esistono solo le arance” per conservare l’atmosfera agrumata e intanto spacci consulti come un Peanuts a caso mentre stilli liquido giallo. Ho pure almeno due zainetti da comprare, tra l’altro.

Tanto la meta non scappa e non è fissa…

Certi treni passano una sola volta, è vero, ma, fermati un attimo e rifletti: quanti treni ci sono che vanno nella stessa direzione? E se non proprio nella stessa identica direzione, quanti treni fanno un percorso simile, magari perfino più panoramico? E quanti, se non alla medesima destinazione, fanno comunque tappa nei paraggi? E anche se, effettivamente, un altro treno con tragitto affine non ci fosse, e pure se, a dirla tutta, un treno con una fermata suppergiù sovrapponibile non esistesse, se anche fosse assolutamente vera e indiscutibile l’unicità del treno X, chi diamine ti assicura che averlo perso non sia stata una fortuna? Ogni impedimento può essere giovamento. La tua meta, se c’è, non fugge. Anzi, lei stessa muta, si sposta, ci ripensa, scende alla prossima, dimentica il bagaglio, perde la coincidenza, sbaglia il binario, mentre tu stai morendo resta ferma, sulla panchina vista rotaie, a mangiare il gelato.

… Però, attenzione, la tua versione futura non sarà necessariamente migliore della tua versione attuale

Lo so che può essere un sacco liberatorio e a tratti consolatorio demandare al “te stesso del futuro” quello che non hai voglia/tempo/possibilità/sbattimento di fare. Ma, con tutta probabilità, il “te stesso del futuro” avrà solo voglia di usare alla rovescia uno di quei servizi per programmare invii di email e mandarti tanti schiaffi sotto forma di pesantissimi allegati. Insomma, così non può funzionare. Non avrei improvvisamente questa botta di motivazione che ti risolverà la vita, non ci sarà un mese con otto sabati e domeniche senza spleen, non ci sarà ogni giorno il sole (o ogni giorno la pioggia, se preferisci la pioggia, perché qui siamo per la pari dignità dei desideri). Se non ti va, probabilmente, continuerà a non andarti e se oggi non riesci a fare neanche una delle dieci cose che avevi messo in lista chi ti dice che domani le farai tutte con anzi due in più di bonus? Ipotecare il tuo domani non può essere una soluzione sostenibile.

Quindi, intanto, lascia come zavorra lo schifo per andare avanti

Una vita in cui nulla ti sembri insensato, stupido, irragionevole, fastidioso, seccante, sgradevole, ripugnante, spiacevole, nauseante, ecco, una vita in cui proprio niente niente sia tacciabile con (almeno) uno di questi aggettivi probabilmente non esiste neanche nel più bel mercato delle vite possibili. Eppure. Eppure forse qualcosa si può fare. Tenere un “diario della gratitudine” può essere illuminante, senza dubbio, ma quello che ci propone Calamo è un po’ diverso. Hai presente quando passi tutto il tempo a rimuginare su quello che non va, a sentire ogni singola cellula del tuo corpo ribellarsi a ciò che proprio non riesci a mandar giù? Lo schifo avvelena tutto ciò che sfiora, guasta anche tutto quello che schifo non è. Per questo puoi provare a riservare tutto sul “quaderno del disappunto” e proseguire il viaggio più leggero.

Scarica il quaderno del disappunto e alleggerisci il bagaglio

 

Categorie: blogSognetti

1 commento

Emma · Febbraio 8, 2021 alle 8:27 am

«Ogni impedimento può essere giovamento.»

L’ho scritto a pennarello rosso sul mio giornaletto puntinato.

Per iniziare la nuova settimana smettendo subito di sentirmi in colpa per come sono e per quello che faccio e quello che dovrei e non e altre amenità che mi fanno sentire di affondare anche quando sono felice.

Perché mi faccio troppe domande, sono troppo sensibile, parlo troppo.

E invece dovrei togliere. Perdere consistenza, lasciare per strada tutto quello che non mi serve. Ma cos’è che non mi serve poi? E se continuo a tenerlo, siamo proprio sicuri che non mi serva?

Adoro il quaderno del disappunto, grazie demone caro.

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