
Ci sono esseri umani che sono pianeti finché qualcuno non si accorge che sono troppo aridi perché qualcuno abiti dentro di loro. E poi ci sono persone che sono globi di terra sparati a caso nell’universo finché tanta gente non si rende conto che hanno tanta acqua da offrire. E allora quella persona più che popolare diventa (una terra) popolata.
Ci sono storie che nascono quando vengono mandate in orbita certi personaggi e vengono spediti a spasso per una galassia di eventi seguendo binari inconsueti per una destinazione che lo scrittore probabilmente non conosce. Ma il lettore sì. (Come tutte le traiettorie che portano al #BOOKaniere a dispetto di tutte le cose che non scrivi.)
E tu intanto la prendi. Anche se la prendi male. La prendi male. Sempre. Ma la prendi a modo tuo. Con quella presa stretta ma non salda, coi segni che ti restano e restano tanto che sembrano ormai essere segni di qualcosa che c’è sempre stato. La prendi male ma la lasci bene. La vedi scivolare, prendere velocità, la lasci fare e poi la raccogli prima che abbia bisogno di essere raccolta.

Personaggio A
C’è questa scena, che davvero una scena non è, che è fatta da una nuvola rossa e da passi sicuri su di una trave sottile e malferma come la mano quando la mandi a fare il bagno in un acido, che così acido non è, per raccogliere qualcosa che ti ha bruciato tanti obiettivi.
Personaggio B(is)
Una volta ci siamo detti che gli specchi sono intimamente guasti perché riflettono la realtà per quella che è e non per quella che dovrebbe essere. Ma se uno specchio, a un certo punto, continuasse a riflettere esattamente ciò che tutti si aspettano ma… In un’edita versione capovolta?
Personaggio C
“Quello che non ti macchia ti sporca e basta”, no? A meno che ci sia la saliva di parole nuove a lavare via la candeggina. Ma quante volte una parola può accettare di essere ammonita perché non può restare se stessa ma deve cambiare abito per essere capita?
Personaggio D
Hai due strade possibili. Puoi andare lì, con le tue forbici, sì anche se ti sembra non abbiano mai smesso di avere le punte arrotondate, e puoi ritagliarti il tuo spazio infierendo con punta e lama sul cielo di carta. O puoi tentare, disperatamente, di rendere qualcuno fiero di te ritagliando non il cielo a tua misura ma adattando a uno spazio che c’è già… Te.
Personaggio E
La vita ti fa male se non la interpreti con stile. O con stilo. O… Stille. O con stelle. Illuminano una cicala e le bolle di sapone esplodono contro il finestrino. E tutti i cristalli(ni) intorno a te si rompono e tu provi a farne un succedaneo con la pellicola.
Insomma, ciò vuol dire che…
Habemus personaggi.
Il #BOOKaniere prende forma! pic.twitter.com/h873zVSkJi— (Eudai)Mønia (@eudai_monia) April 11, 2015
5 commenti
Scrivere è da conigli | Calamo Scrittorio · Giugno 1, 2015 alle 6:28 pm
[…] vorrei che quando leggerai ciò che sto scrivendo (se mai lo leggerai, certo) tu possa sentire questa potenza scorrerti tra le dita delle mani e dei […]
Scrittura stempata | Calamo Scrittorio · Luglio 29, 2015 alle 4:48 pm
[…] cinque titoli della prima pentalogia di racconti. Ogni racconto un ricciolo ribelle sulla chioma del #Bookaniere. Ogni racconto un capello rubato in fretta a un personaggio per farne una bambolina di cui […]
Ti vendi bene (anche se non si sa se sei male o cura) | Calamo Scrittorio · Febbraio 19, 2016 alle 7:52 am
[…] tagliamo corto, PerAtropo: il #Bookaniere, quella cosa grande eppure leggera come un palloncino con l’elio che quando lo aspiri ti fa […]
Il Manifesto dei Magenta (e altre sorprese) | Calamo Scrittorio · Maggio 24, 2016 alle 7:18 am
[…] Crediamo nei libri perché senza di essi non saremmo ciò che siamo, perché siamo fatti dei libri che abbiamo letto e di quelli che non e di quelli che leggeremo e di quelli che non e di quelli che, chissà qualcuno di noi scriverà. […]
Studio di coorte (alla corte di Calamo) | Calamo Scrittorio · Maggio 30, 2016 alle 11:31 pm
[…] (mio (primo?)) libro. Nel prossimo post notturno parleremo meglio del #Bookaniere. Ho ricevuto manifestazioni di affettuosa impazienza da parte dei Calamisti e, che dire, non posso […]