Fuga da me

fuga da me
Da quando è iniziato il Calamorso e sono spuntati nella mia casella email i primi trenini di racconti diretti al Calamoquio, per introdurre ogni racconto che ho postato io stessa ho arterializzato la mia vena creativa e ho lasciato sgorgare un po’ di inchiostro. Anche per questo racconto avrei fatto lo stesso, per esempio dicendo che i treni sono quelle cose che a volte, soprattutto quando dei binari si incontrano e certe tratte si toccano e il mondo le chiama coincidenze, ecco, dicendo che a volte i treni sono quelle cose che ci mettono di fronte a imprescinbidili bivii. E che questi bivii a volte si chiamano “chiuderegliocchieviverenellamenzogna” e “apriregliocchieguardarelaveritàanchesefamale. E avrei parlato anche di come per fuggire non sia sufficiente cambiare il cielo sopra di sé. Occorre cambiare qualcosa dentro di sé (e se lo diceva Seneca…) Ecco, avrei scritto qualcosa così (“Cesare taccio” docet), ma l’autore/autrice (ennò, mi spiace, ancora mancano 9 giorni alla chiusura del Calamorso e solo allora saranno svelate le identità degli autori) mi ha inviato insieme al suo scritto delle righe che non posso fare a meno di pubblicare.

“Questo testo nasce da un momento d’ispirazione colto al volo, salendo su un treno che son contento di aver preso anche se mi avrà fatto dormire un po’ meno, ma mi ha regalato una nuova esperienza indimenticabile e da condividere con amici e parenti.
voglio ringraziarti, Monia Papa, per avermi dato la possibilità di scrivere questa storia di getto senza sosta e senza modifiche, tutta d’un fiato dalle ore 00:30 alle ore 03:41 – qualcosa che non facevo da tempo, ma che adesso mi ha portato sopra un nuovo livello che scrittura creativa che non credevo di avere – e la realtà più emozionante sta nel fatto che neanche io conoscevo l’avanzare degli eventi di questa storia, dato che sono stati un crescendo, uno dopo l’altro man mano che la stesura del manoscritto andava avanti.”

E adesso, con calma, goditi il quinto racconto partecipante al Calamorso.

(altro…)

Parto in treno?

parto in treno?
Quando qualcuno scrive qualcosa per te (in tutti i sensi possibili. Sia che scriva qualcosa per dedicartela, sia che lo faccia per mettersi in gioco e giocare con te in un bizzarro concorso. Pardon, Calamorso), dicevo, quando qualcuno scrive qualcosa per te succede qualcosa di strano: ciò che è stato scritto nasce più volte.
Nasce una volta quando viene scritto e poi nasce ancora quando lo leggi tu, primo destinatario e ancora e ancora nasce quando sei magari proprio tu, prima di chi lo ha creato, a darlo in pasto al mondo e quindi, in qualche modo, a farlo nascere ancora, per l’ennesima volta, sotto una nuova spoglia (un po’ “mentita”, ma solo temporaneamente, dato che le identità degli autori dei racconti calamosi per l’en train de e la chat resteranno segreti fino alla fine del gioco!) e, si spera, sotto una buona stella.

(altro…)

Il male di un treno ormai perso

il male di un treno ormai perso
Ogni volta è come aprire un bagaglio. Ma non un bagaglio qualsiasi, un bagaglio con una caratteristica ben precisa: un bagaglio che non è il tuo. Un bagaglio che non ti appartiene e che per il solo fatto di non appartenerti suscita in te emozioni che un tuo bagaglio non potrebbe mai suscitarti. Non emozioni migliori o peggiori. Solo diverse.
Ogni volta che mi viene recapitato da un colibrì viaggiatore un racconto per il Calamorso è proprio come aprire una valigia non mia. Si tratta perciò, innanzitutto, di osservare con delicatezza, per evitare che gli occhi sgualciscano le parole che chi ha fatto la valigia ha così accuratamente sistemato. E poi si tratta di passare le dita, saggiare la trama (dei vestiti che l’autore ha indossato vestendo i personaggi di storie e spogliando di ogni resistenza il lettore che allora si abbandona) e resistere alla tentazione di cambiare qualsivoglia dettaglio. Perché questi racconti vogliono parlare da soli di sé e per farlo nel modo più autentico è importante siano autenticamente se stessi.

(altro…)

Un uomo… Un angelo

un uomo... un angelo
Ci sono cose che passano a cadenza regolare, come i treni, e ci sono cose che, fortunatamente, non passano mai: la solidarietà che nel cuore di certi uomini ha deciso di stazionare perpetuamente, per esempio. Quand’è che due vite che sembrano correre lungo due binari paralleli possono incontrarsi e spingere chi legge a fermarsi… A riflettere?
(Il successo che sta riscuotendo il Calamorso è tale che mi ha un po’ colta di sorpresa come il fischio del treno coglierebbe di sorpresa qualcuno che non stava proprio dormendo, ma era un po’ assopito, e che col fischio del treno si è proprio svegliato.  Perfettamente in tempo per scoprire che ciò che c’è fuori dal finestrino è perfino meglio dei suoi sogni a occhi chiusi. Le immagini, sia di questo racconto che del primo racconto che ha concorso per il Calamoquio, le ho selezionate io ma ribadisco, come memento per i futuri autori, che l’autore stesso può inviarmi un’immagine, purché sia larga 600 px e, naturalmente, purché sia nello stile dei Calamisti.)
(altro…)

Tutte le traiettorie portano al #BOOKaniere

Tutte le traiettorie portano al #BOOKaniere
Ci sono esseri umani che sono pianeti finché qualcuno non si accorge che sono troppo aridi perché qualcuno abiti dentro di loro. E poi ci sono persone che sono globi di terra sparati a caso nell’universo finché tanta gente non si rende conto che hanno tanta acqua da offrire. E allora quella persona più che popolare diventa (una terra) popolata.
Ci sono storie che nascono quando vengono mandate in orbita certi personaggi e vengono spediti a spasso per una galassia di eventi seguendo binari inconsueti per una destinazione che lo scrittore probabilmente non conosce. Ma il lettore sì. (Come tutte le traiettorie che portano al #BOOKaniere a dispetto di tutte le cose che non scrivi.)
E tu intanto la prendi. Anche se la prendi male. La prendi male. Sempre. Ma la prendi a modo tuo. Con quella presa stretta ma non salda, coi segni che ti restano e restano tanto che sembrano ormai essere segni di qualcosa che c’è sempre stato. La prendi male ma la lasci bene. La vedi scivolare, prendere velocità, la lasci fare e poi la raccogli prima che abbia bisogno di essere raccolta.
(altro…)

Ma guarda un po' che coincidenza!

Ma guarda un po' che coincidenza!
Il primo Calamorso ha visto la luce pochissimi giorni fa ma ecco che il primo racconto scritto per vincere l’ammirazione dei Calamisti e un Calamoquio è già qua. Di treni che ti sfrecciano davanti e pensieri che vanno indietro eppure nel loro riesumare memorie ti fanno rinascere facendoti fare un balzo in avanti… Ecco di che cosa in questo primo racconto in concorso si parlerà.
(Ricordo all’autore/autrice di questo racconto e agli autori/autrici dei successivi che conto sulla loro collaborazione affinché le loro identità restino segrete… fino a quando non lo dirò io!)
(altro…)

Calamorso e… Chat

Calamorso e... Chat
Leggere questo post prima del precedente non è come mangiare il dolce prima del primo (cosa che vuoi lo puoi fare, se ti va puoi pure concederti questa inversione senza che qualcuno si faccia male, davvero). No. Leggere questo post prima di aver letto En train de (il primo Calamorso) è severamente vietato da tutte le convenzioni che avrebbe questo posto se questo posto avesse delle convenzioni ed è fortemente sconsigliato da 10 medici su 10.
(altro…)

En train de (il primo Calamorso)

en train de

Dei nostri risvegli condivisi

salgo a bordo ogni volta che deraglio.

Dormono i binari uccisi

su tragitti abbandonati in travaglio.

Rinati percorriamo a ritroso i nostri vizi.

Ma c’è una verità che non osi pronunciare:

ci siamo affezionati agli inizi

e no, non possiamo cambiare.

(altro…)

Pianto

 

Pianto

La gente è brava
http://www.arcanami.com/artisti-dettaglio.php?Prodotto=191&Artista=41


Ho in testa una testa che sta bene su tutto come il prezzemolo ma invece che di prezzemolo è piena di basilico e spero che tu sia per me il vaso.
(altro…)