Chi segue gli altri… Può diventare guida

i problemi veri degli scrittori
C‘era una volta un leone che voleva andare in vacanza, ma sbagliò prenotazione.
Pensava di andare in un grande albergo con il tetto di vetro per guardare il cielo, pensava di alloggiare con altri grossi felini e stare tutto il giorno a lustrarsi il pelo, invece si ritrovò in un recinto pieno di pecore, di quelle che prima di addormentarti conti per ore e ore.
A un certo punto però un intruso attirò la sua attenzione: c’era un leone, sì, era un leone certamente, ma che ci faceva in mezzo alle pecore? Non era il suo ambiente!
Così il leone si avvicino al suo simile così fuori luogo e gli chiese se fosse lì per fame o per qualche strano gioco.
Ma il leone nel recinto sempre lì aveva vissuto, da quando cucciolo era stato in mezzo alle pecore abbandonato nessun altro luogo aveva conosciuto. Per questo quando il leone in ferie disse al leone del recinto che lui doveva stare con le altre fiere il leone non capì.
Il leone chiese al suo simile “Ma tu che ci fai qui?”
“Sono una pecora” rispose il leone del recinto che era stato sempre lì.
“No, non sei una pecora! Sei un leone come me!” così dicendo il leone portò l’altro, ignaro, sul fiume e gli fece vedere che era un leone, senza ma e senza se.
Quando il leone-pecora si vide riflesso si rese conto che fino ad allora non era mai stato se stesso.
 
Ruggì con tutto il fiato che aveva in petto e promise che sarebbe sempre stato ciò che era, mai diverso.

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Grande festa alla corte dei social

grande festa alla corte dei social
Dalla scarpiera le mie Maria Antonietta (sì, le mie converse lilla) ammiccano schiacciando l’occhiello. Così mentre scrivo mi riallaccio al film della Coppola e tra capo e collo sforno, come una torta rosa a 7 piani,  questo post tutto social, pizzi e lustrini. Divoratelo come una brioche.
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Di come scrivere per tante ore filate e far restare l’inchiostro dolce

Di come scrivere per tante ore filate e far restare l’inchiostro dolce
Per scrivere tanto (e bene) basta essere organizzati (?)
Fare la raccolta differenziata degli impegni e congelare umori, tendenze, emozioni e sentimenti. Cristallizzarsi in un modello e dividere il da farsi nei vari contenitori. Come quando fai la spesa e anche se la busta si rompe tu vai avanti perché sai che devi per forza andare avanti. E poi arrivi e rovesci sul tavolo un’accozzaglia di prodotti. E guardi il pacco più triste dell’insalata che hai trovato e ti chiedi se non sarebbe stato meglio comprare caramelle invece di ravanelli.
Basta questo? Forse no. Però c’è una cosa che se c’è tutto diventa più facile. Un po’ come la farina che ha dentro già il lievito e allora è più semplice far prendere forma alle tue parole, con dolcezza, senza forzature.
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Un'alba mancata come un'uscita in autostrada

un'alba mancata
Ti sarebbe piaciuto nascere a maggio. Perché a maggio il sole resta a giocare con i monti, ormai verdi, ogni giorno un po’ di più e sapessi quanto si diverte! I raggi avvolgono ogni filo d’erba e sembrano davvero non dimenticarne nessuno: a volte la neve è particolarmente crudele e pare cancellare ogni traccia del colore della speranza ma il sole ha sempre la forza di sopportare ogni scempio.
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Uno scrittore piccolo piccolo

uno scrittore piccolo piccolo
Io se fossi uno scrittore vorrei essere alto due mele o poco più.
Perché la scrittura è come una mela al giorno che toglie il medico di torno e perché se sei alto due mele puoi sbirciare fin nei più intimi anfratti delle librerie e poi puoi diventare una crostata, anche se piccola piccola, una crostata che sa di buono, che sa di casa.
Vorrei essere uno scrittore piccolo piccolo per poter essere tenuto sul palmo di una mano come si fa con un regalo. Piccolo in un modo aggraziato. Piacevolmente tenuto in gran conto tanto da conquistare tutte le dita della mano.
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I 4 blocchi dello scrittore

i 4 blocchi dello scrittore
È come se ti formicolassero i pensieri. Come se una grande area del tuo cervello che controlla un distretto anatomico minuscolo ma gli fa fare movimenti minuziosi fosse atrofizzata. Come se dentro la tua testa fosse crollato un intero palazzo e lì c’erano le poste e tutte le tue intenzioni sono state spedite a indirizzi sbagliati con buste scritte da una grafia illegibile.
Ecco, bloccato.
Provi a girare la manopola della radio mentre suona una canzone commerciale ma tutto sembra scoordinato e inciampi nella frequenza sbagliata e l’indice e il pollice si fermano su una stazione che trasmette solo rumore bianco. Come quando scrivi e ti domandi se è peggio quando mentre stai scrivendo ti senti bloccato o quando che sei bloccato non lo percepisci neanche più perché nel blocco dello scrittore ci sei invischiato. E una nuova Natività è lontana.
Ma un blocco dello scrittore non si sa ancora se esiste. Sembra più probabile ne esistano quattro.
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