La scrittura? Un circo. Rosso e bianco

Il bianco e il rosso della scrittura
La scrittura è un circo in cui tu sei al tempo stesso ogni singola attrazione, il trapezista, il pagliaccio e perfino il tendone. Quel bianco e quel rosso insieme sono ipnotici e indispensabili. Affili le parole come coltelli e pensi a come gestire al meglio, mirando a con-turbare il lettore con i tuoi spettacoli d’inchiostro, altri due dei 6 cappelli per pensare: il cappello bianco e il cappello rosso.

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Quell'ossigeno chiamato #scrittura

quell'ossigeno chiamato scrittura
C’è chi proprio non riesce a fare a meno dell’odore della carta. Io, più che altro, non riesco a fare a meno dell’odore delle parole. Quando stai troppo tempo senza respirare gli inchiostro degli altri, leggendo, e il tuo stesso inchiostro, scrivendo, non ti manca il respiro? Ma per librarsi nell’Olimpo degli scrittori amati e raggiungere una scrittura mozzafiato sono tanti gli aspetti del respiro da calibrare…
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Tu sai scrivere come le api? Provaci in 15 passi

scrivere come le api
 
La vita di chi scrive è come una luna (un lunapark, un’alternanza di maree, un ciclo con momenti di pienezza e giorni di assoluta mancanza…). Un’eterna luna di fiele. Ma anche un’eterna luna di miele. Chi scrive è come un’ape che, operosa, lavora per produrre il nettare della propria scrittura e che conosce bene le potenzialità del proprio pungiglione. E poi chi scrive deve imparare a oscillare tra il (cappello) giallo e il (cappello) nero (sì, ho letto “6 cappelli per pensare” di Edward de Bono).

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Sei uno scrittore magnum?

sei uno scrittore magnum?
Il fatto è che a noi piacciono le parole, vero? Ci piacciono così tanto che quando ci troviamo di fronte a una parola che può avere più di un senso ci sembra di stare davanti a un caleidoscopio di emozioni di cui osservare ogni sfumatura. Oggi ti va di scrivere in pompa magna giocando con uno dei significati della parola magnum?
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Web writing in 3 parole: sale, core, more

web writing in 3 parole
Se la buona scrittura fosse figlia della musica vuoi sapere secondo me che genitori avrebbe? Un genitore sarebbe una di quelle melodie immortali. Una di quelle melodie che riescono a vivere in eterno perché ognuno che le incontra se le porta per un po’ dentro. L’altro genitore sarebbe invece un ritornello.
Sì, ho proprio detto ritornello. Una strofa orecchiabile. Uno di quei versi che ti colpiscono subito, appena li senti. Una di quelle cose che ti rimangono in testa. D’altronde se dedichi così tanto tempo alla scrittura è perché la scrittura si è presa oltre alle tue dita anche la tua testa.
Per non lasciare storpio il tuo talento da scribacchino e far sì che tu faccia di te un web writer, o uno scrittore, un poeta o un autore ho allora pensato di storpiare quel ritornello che diceva “dammi tre parole: sole, cuore e amore“. E poi, dato che sono così anticonformista, ho iniziato dalla fine: sì, dalle more.
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Voluntas Scrivendi Pt.2

Voluntas Scrivendi Pt 2 (Waldo_Is_An_Ink_Splatter_by_Nero84)
Tu vuoi scrivere.  Ne hai voglia ma non solo. Perché la voglia può passare facilmente con un colpo di spugna. Mentre tu sei una spugna solo quando si tratta di assorbire inchiostro e poi, come un polpo, usarlo per imbrattare i fogli.
Sai che per scrivere ci vuole oltre alla voglia anche la volontà di scrivere. Allora tira fuori gli artigli.  Lustrati il pelo per presentarti a orde di lettori al meglio, finisci di leccarti i baffi su cui sono rimaste ancora alcune parole dell’ultimo libro che hai letto, sbroglia la matassa delle storie e dei progetti che ti frullano in testa e preparati a partorire non un gattino cieco, figlio della fretta, ma uno scritto… graffiante.
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Voluntas Scrivendi (Pt.1)

voluntas scrivendi
Sai quando cerchi una parola? Stai facendo un discorso (o, meglio ancora, lo stai scrivendo) e senti che la parola giusta è lì. Come il momento giusto che hai la sensazione si diverta a spostare a caso le lancette del tuo orologio, la persona giusta che non è lui/lei ma non sei neanche tu, la risposta giusta che arriva, se arriva, al momento ormai sbagliato.
La parola giusta è sempre sulla punta della lingua perché, tu che ami scrivere, la tua proprietà di linguaggio non perdi occasione per farla allenare per avere più armi con cui competere contro gli ostacoli che potrebbero frapporsi tra te e gli obiettivi che hai puntato.
La parola giusta, in questo caso, non è voglia. Certo tu hai voglia di scrivere perché, anche se non sempre ti piace perché è come usare la punta della bic per rimescolarsi il contenuto del torace, se dovessi rinunciare a scrivere non sapresti darti pace. E la parola giusta non è neanche desiderio perché, anche se stai cercando di far avverare i tuoi sogni in punta di penna come una ballerina che sulle punte esegue il suo saggio e saggia le sue abilità, nessun genio potrebbe realizzare per te ciò che desideri.
La parola giusta è volontà. Per questo in questo post la protagonista indiscussa sarà proprio la volontà.
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Sei un mito: spunti divini per spuntarla nell'Olimpiade social

sei un mito spunti divini per spuntarla nell'Olimpiade dei social

Immagina quante persone si scoprirebbero atleti professionisti così, improvvisamente, se esistesse l’Olimpiade del dito più veloce a scrivere sullo smartphone. Pensa a quante cover d’oro a mo’ di medaglie sarebbero distribuite se valesse come disciplina sportiva il lancio del tweet, oltre che del martello, e se riuscire far sollevare  i pollici dei Like postando su Facebook fosse considerato alla stregua del salto con l’asta.
Sarebbe esilarante vero? E in fondo è un po’ così, solo che la coppa in palio è una luminosa visibilità. Un po’ come quella che si può avere svettando sui social network, standosene in cima al monte Olimpo (della condivisione) insieme alle divinità.

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Web writer: 9+1 consigli tutti da… masticare

Web writer: 9+1 consigli tutti da… masticare
A Seattle c’è un muro. E tu penserai “e quindi? I muri sono ovunque”. Sì, hai ragione. I muri sono ovunque. Come sono ovunque, nel web, anche gli scrittori. Ma a volte i muri sono diversi, particolari. Proprio come accade con le persone.
Questo muro a Seattle, di cui puoi ammirare qua sopra la foto, (se ti sei avvicinato allo schermo per cercare di capire meglio di che si tratta hai fatto la stessa cosa che ho fatto io appena ho visto quest’immagine)è un muro tappezzato di chewing-gum. Sì, tappezzato proprio di quelle gomme che mastichi come mastichi le parole che ti nutrono prima di sfamare con esse i tuoi lettori.
Tu pensa a quanto all’inizio queste gomme devono essere state un problema per la città. Immagina quante volte si sarà cercato di interrompere questa abitudine di attaccare le gomme. Poi qualcosa è cambiato: un problema è diventato un’opportunità. Un po’ come stai facendo tu con la tua irresistibile voglia di scribacchiare: stai lavorando per incanalare la tua passione e per aumentarne l’attrattiva. Proprio come il muro di Seattle che è diventata una grande attrazione turistica.
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