
A me succede, per esempio, con gli equilibristi, con i fachiri, con gli scultori e con quelli che fanno velocissimi gli origami. “Ma come ci riesci?” è una domanda che suona come una mezza consacrazione. Perché quando qualcuno ti chiede come fai a fare ciò che fai allora significa che stai facendo qualcosa degno di nota e lo stai facendo così bene e con così apparente facilità che già sei un creditore di meraviglia perché chi ti guarda all’opera spalanca gli occhi, un po’ per ammirare meglio lo spettacolo e un po’ per l’incredulità.
Tra i miei macomeciriesci preferiti ci sono quelli che se la vita ha dato loro carta bianca in senso fin troppo letterale, regalando loro solo un foglio sgualcito, allora loro fanno un aeroplano (n.b. io non sono brava a fare gli aeroplanini di carta. Manda un sms al 7077053 per dire che ti dispiace per me) e quell’aeroplanino lo fanno pure volare. Insomma, quelli che se la vita dà loro solo limoni restano indecisi se aprire un chioschetto o baciare chiunque capiti loro a tiro ma qualcosa fanno.
Come farti dire “MaComeCiRiesci” e diventare così felice da sembrare un pupazzo kawaii
Ora io sono su una mattonella che non è rotta ma si muove perché non è ben fissata e allora mi viene da pensare che anche quando ti senti rotto in parti di te che non sapevi neanche di avere forse, più che altro, sei traballante. E non è detto che sia un male. Perché tu pensa se la base di cemento su cui vorrebbero farti stare fosse una colata che ti opprime le ali, pensa se le fondamenta si poggiassero sull’acqua e aderirvi in toto, senza prendersi delle libertà volesse dire annegare, senza possibilità di salvezza.
Ora però io sento solo che la mattonella è instabile e che non posso fidarmi di lei e non è (e non può essere) un problema mio andare a scoprire cosa la porta a essere instabile. Può diventare mio interesse se questa mattonella la scegliessi come mia mattonella. Ma chi sceglie una mattonella traballante come propria mattonella (e considera che a me le montagne russe piacciono)?
In certi miei deliri mi immagino le persone dentro una specie di gigantesco aeroporto in cui però le destinazioni non sono già segnate, le destinazioni vanno negoziate in loco. A ognuno viene dato un bagaglio e ognuno con quel bagaglio deve decidere dove andare e poi gli viene dato anche del materiale. C’è chi ha nella propria valigia personale pinne, fucile ed occhiali e assi di legno per costruire una barca e allora tu ti aspetti vada al mare e prenda il largo fino a un’isola tutta sua. Ma magari no, magari si ostina a vivere dentro un bosco. E allora può passare tutta la vita a sentirsi una barca nel bosco, fuori posto, oppure può trovare nel suo essere così incredibilmente fuori luogo una risorsa per ridisegnarlo secondo le sue esigenze, quel luogo.
A me piace la gente che passa da questo salotto di capitonnè e gres porcellanato (ciao arredatori d’interni, amatemi) perché è il tipo di gente, secondo me, che se gli metti una scatola nel suddetto bagaglio non vede “solo” una scatola. Ma vede tutti gli usi possibili di quella scatola e magari ci vede pure dentro un gatto.
La chiamata alle armi di Calamo si rivolge proprio a tutti quelli che vogliono scoprire qual è il loro macomeciriesci che preferiscono e/o vogliono far vedere al mondo il loro macomeciriesci tutto ricoperto di porporina.
Le 4 K che fanno una persona come te (perché, ehi, io un po’ ti conosco)
Kleenex
Kajal
Kabuki
Karma
Le 4 K che potrai trovare qui per tutto l’alfabeto che ti nuota dentro
Kawaii
Kaizen
Kakebo
Komorebi
Nei prossimi post capirai meglio. Intanto ti lascio con tre pacchetti:
Pacchetto A: una notizia
Dato che “né di Venere né di Marte ci si sposa, né si parte, né si dà principio all’arte” Calamo ha deciso bene, per questo nuovo anno scolastico, di optare proprio per due pubblicazioni settimanali, una il martedì e una il venerdì, a cui aggiungere una possibile pubblicazione “saltuaria” che… Scriverete voi.
Pacchetto B: uno spunto
Il tuo nuovo compito a casa è la caccia al tuo macomeciriesci. Il macomeciriesci è un animale strano però, attenzione: il macomeciriesci di alcuni sembra tenero come un cucciolo di foca con le ali ma poi magari morde e graffia. Ovviamente qui tanti e tanti hanno la scrittura come loro animaletto speciale ma, attenzione, anche qualora il tuo non fosse la scrittura sei sicuro che non hai/avrai bisogno delle parole (e di un ambulatorio dove le parole scivolano meglio che una flebo) per veicolare ciò che sei e sai fare?
Pacchetto C: tre domandine
Sai quanto conta per me il tuo parere, vero? Perché senza il tuo interessamento tutto questo circo di parole e persone, tutto questo regno in cui io faccio la regina infante anche senza mangiare brioche e sperando di avere la mia testa sul mio collo ancora per molto, ecco, tutto questo senza di te non esisterebbe o se esisterebbe non avrebbe ragione di esistere. Quindi spalanca gli occhi, scalda le dita e preparati a rispondere:
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10 commenti
Sonia Bertinat · Ottobre 6, 2015 alle 11:23 pm
Ah ho sentito un po’ di volte qualcuno che, con l’occhio sbarrato e la bocca aperta (mi sono sempre premurata di scacciare le mosche che decidevano di aggirarsi intorno all’oscuro anfratto spalancato) dirmi “Macomeciriesci!”
Confesso, il più delle volte gongolo.
Anche se mi rendo conto che molto dipende dal pubblico che ha il tuo ‘macomeciriesci’.
Gli ultimi ricevuti:
– una collega a cui faccio scoprire gli allegati da inviare via mail
– un amico che ti vede alla macchina da cucire
– una collega che ti vede scrivere un intero progetto in 3 ore solo perché ti hanno fatto arrabbiare
– chi osserva la mia logorante capacità di essere multitasking
– il piegamento a compasso chiuso durante le prove di teatro danza
Però… Come puoi notare sono tutte cose prestazionali.
Sono aperta s scoprire dei ‘macomeciriesci’ “in-utili”. Qualcosa che mi faccia lacrimare le ciglia e scoprire su un kleenex che col kajal possono dipingere. E ritorniamo alla pittura. Sarà il Karma?
Monia Papa · Ottobre 7, 2015 alle 10:45 am
Ok, dopo la parentesi da “mi sono sempre premurata” a “oscuro anfratto spalancato” io credo di dover fare molta attenzione a mosche e affini perché sto tenendo molto la bocca aperta a furia di ridere!
Dei tuoi macometiriesce è bella la poliedricità eppure il file rouge che le accomuna, mi piace il fatto che c’è nelle cose che fai un desiderio di legare insieme ciò che va legato (che sia della stoffa da cucire o, appunto, un al-legato) e mi piace che certi compassi sappiano disegnare intorno agli occhi cerchi come quelli alla testa e occhiaie come buchi neri che però se non esistessero i buchi nel cielo forse la luce delle stelle non potrebbe filtrare.
A volte penso che per scoprire stupori in-utili occorre sfruttare una delle tasche del multitasking per fare qualcosa di (apparentemente) insensato.
Sonia Bertinat · Ottobre 8, 2015 alle 12:29 pm
Mi piacciono tanto le cose insensate 🙂
E sui fili rossi sfondi una porta aperta con me!
Seo-Pigro · Ottobre 7, 2015 alle 10:08 am
Tutte le volte che mi sento dire un “macomeciriesci?!” sono sistematicamente davanti ad un PC.
• Scontorno (e vengono bene eh) foto immoralmente grandi e complesse col pennino di Photoshop e col mouse (oh con la penna mi sento incapace);
• Lavoro al posizionamento di una attività su Serp più o meno complesse;
• Recupero situazioni bruttine su server aziendali maltrattati per anni e che ad un certo punto esplodono;
• Nerdo online a livelli quasi da autismo per mettere record qua e la e dico cose irripetibili se laggo o non ci arrivo…
I miei “macomeciriesci” sono tutti in qualche modo tecnologici e legati ad una insana voglia di ottimizzare, snellire e migliorare quegli aspetti della mia vita che vivo più spesso.
Il mio animale tecnologico in questo momento, potrei vederlo come un polpo dagli anelli blu, perché è un esserino con tante “braccia” quante ne servono per fare il suo lavoro, vive anche in Giappone che è uno dei posti più tecnologici del pianeta e se provocato o indispettito reagisce addirittura arrivando a mordere la causa del suo malcontento (si ok, mi capita di mordere per il nervoso cose a caso quando non livello online.)
E poi… in qualche modo, una maschera anche se non Kabuki la indosso pure io e certe “deviazioni mentali” per l’ordine e le cose fatte a modino so per certo che mi porteranno prima o poi ad avere un bel Kakebo sulla mia bella pigro-nia!
😀
Monia Papa · Ottobre 7, 2015 alle 11:05 am
Ora, tu pensa per un secondo se un domani, invece di essere davanti un pc tu fossi… Dentro un pc. Mi sembra di vederlo questo polpo con più tentacoli della dea Kali che ha lo stesso colore dei lapislazzuli che si infila tra un pixel e l’altro come se i pixel fossero coralli e racconta a tante piccole ostriche come si può fare dalla sabbia una perla, a modo proprio, anche pigramente.
Seme Nero · Ottobre 8, 2015 alle 11:59 am
Io so con la carta so fare aerei che volano, rondini che volano (poco), cigni che sbattono le ali (ma bisogna tirargli la coda), rane che saltano (molto!), unicorni che… non fanno niente ma insomma già esistono e non è poco, e quel simpatico gioco romboidale che si faceva da bambini, che dovevi scegliere un numero, poi un colore, e sotto il lembo di carta ci scrivevi un po’ quello che ti pareva.
Sono disponibile anche per impacchettamento regali (di ogni forma, ma preferirei evitare quella fallica) e bigliettini origami.
Facevo pure dei disegni niente male, ma su quelli non garantisco.
Per il resto i miei macomeciriesci sono semplici pratiche quotidiane ignote agli analfabeti tecnologici.
Strapparne uno o due coi racconti non sarebbe male.
Oh, uno fico! Chiudevo le partite a freccette chiedendo al mio avversario: “Quanti punti mi servono per vincere?” “X” e io X beccavo con un colpo. (Che culo.)
Monia Papa · Ottobre 10, 2015 alle 9:01 am
Paolo, dimmi un po’, ma tu vuoi proprio che oltre alla ricetta dei biscotti magici ti costringa a mettere nella litbox pure i tutorial per tutti questi origami figherrimi? No, perché io lo faccio, lo sai che lo faccio, non mi provocare!
Scrittura in erba (come, a partire da una pianta, creare una foresta) | Calamo Scrittorio · Ottobre 20, 2015 alle 8:37 am
[…] parte di un bosco. Ma il bosco volevano sceglierselo. Quando ti ho chiesto se la litbox la volevi fisica o virtuale ti sei spaccato in due. Come a linea che divide in due una foglia. Ma, in qualche modo, me lo […]
Certe storie sono come un barbiturico | Calamo Scrittorio · Ottobre 30, 2015 alle 8:04 pm
[…] bene, meglio fermarsi. Puoi anche dirmi la tua sulla nostra relazione. Posso dirti che dato che la litbox la metà di voi la vuole virtuale perché sarà un fan dell’hic et nunc e l’altra metà […]
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[…] che si fa ci si mette anima e corpo. E spesso perfino il cervello. Per questo dato che la domanda “la prima litbox la vuoi virtuale o reale?” vi ha divisi perfettamente a metà iniziamo dalla versione virtuale che è più semplice da far […]