Le 4 operazioni nella scrittura

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In questo momento vorresti imbarcarti in una faraonica esperienza di scrittura? Sogni di fare un tuffo dove l’acqua è più blu un po’ come fece Egeo? Se ti sembra però che il Nilo non renda più fertile il terreno della tua creatività e non puoi fare a meno di paragonare le tue fatiche da scrittore alle dieci piaghe d’Egitto per riflettere un po’ sulle operazioni da fare continua a leggere questo articolo. No, fidati, non sarà un noioso papiro.
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Semeiotica del blogging professionale (Parte 1)

semeiotica blogging
Te lo leggo in faccia: la faccia da clown disegnata sul fonendoscopio ti fa pensare a IT. No, non al punto it dei siti a cui lavori senza sosta ma a quel punto del romanzo IT di Stephen King in cui hai interrotto per un attimo la lettura e hai iniziato a guardare con un po’ di sospetto i pagliacci.
Ora che un po’ sei cresciuto giri soprattutto al largo dalle pagliacciate ma come farti prendere sul serio dai clienti a cui proponi i tuoi spettacolari servizi? In che modo fare in modo che le capacità di curatore di testi che racconti di avere non ti esplodano in faccia come palloncini gonfiati troppo facendoti sembrare un pallone gonfiato e facendoti perdere la faccia?
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Cena con scritto: la tua cotta per la scrittura sopravviverà?

cena con scritto
Un blog è un po’ come un banchetto sempre aperto. Tu lettore, invitato tra le pagine di un blog, hai davanti a te diverse pietanze tra cui scegliere. Ogni post ha un gusto tutto suo ma, sebbene le ricette con cui gli scritti sono stati preparati siano di volta in volta diversi, ogni blogger che si rispetti mette in ognuno di essi quel famoso “tocco dello chef” che rende ogni portata inconfondibile e che porta il lettore/commensale ad aver voglia di ritornare in quel blog/ristorante a nutrire i suoi occhi affamati di articoli.
I ristoranti hanno un menù, no? E qualche volta c’è anche un menù fisso. Pasti ben organizzati un po’ come i post programmati. Ma gli imprevisti capitano. Come quando nel bel mezzo di una cena organizzata a menadito ci si accorge, troppo tardi, che anche a un assassino è stato spedito un invito. Durante le abbuffate di scrittura di un blogger i “delitti” possono essere i più disparati. Pensa a quando hai smesso di guardare a un tuo sogno come a una retta parallela con cui non ti saresti incontrato mai.
Hai trovato la tua meta, hai sognato un punto di incontro tra te e la tua ambizione e così il tuo percorso e la traccia del tuo sogno sono diventate due rette incidenti. Proprio per questo capitano gli incidenti: gli imprevisti non entrano mai in gioco solo nella vita di chi non si mette mai in gioco.
E poi, in fondo, gli incidenti di percorso, col senno di poi, non sempre si rivelano un male. A volte sono esattamente ciò che ti serviva per avere la giusta spinta per cambiare direzione. Perché può capitarti uno strano tipo di “delitto perfetto”: quello che ti porta allo “scritto perfetto” provocando in te il giusto cambiamento.
 
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Come arpionare il lettore? Impara da un Capitano della sceneggiatura

Come arpionare il lettore? Impara da un Capitano della sceneggiatura
Per fare un libro ci vuol la carta. Come la carta su cui si disegna la mappa del tesoro. Quale tesoro? Per ogni scrittore non è solo la storia il vero tesoro: il bottino da custodire in un forziere (con una copertina rigida possibilmente) si riempie infatti di monete ogni volta che quel pirata dello scrittore riesce a fare razzia del tempo e dell’attenzione di un lettore.
Ma che razza di carta sarebbe senza un albero? Magari, dato che uno scrittore, come tutti del resto, non dovrebbe mai smettere d’impegnarsi per imparare, potremmo scegliere un albero maestro. Proprio come l’albero maestro di un’imbarcazione. Perché serve un vascello ben più resistente di un fuscello per solcare i mari della letteratura fino a arrivare al successo letterario, meta ambita come un’ampia isola lussureggiante. Lo sai che pare il nome Sydney derivi da diversi toponimi con come significato proprio “ampia isola”? In questo articolo, a proposito di scrittura, si parlerà di un Syd. Un certo Syd Field. Due parole per presentartelo? Come direbbe Wikipedia “screenwriting guru”.
Per fare l’albero però ci vuole il seme che, per nascere, ha bisogno di un frutto. Un frutto come la creazione di una storia che è frutto di tante fatiche creative. Ma non c’è frutto senza fiore. Perciò sì, per fare un libro ci vuole un fiore. O un fioretto. Come la spada che vedi proprio adatta a essere impugnata da Capitan Uncino. Sì, in questo articolo ci sarà anche per lui un posticino.
 
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I social media spiegati (d)al mio cane

i social media spiegati (d)al mio cane
Ti piace questo quadro? Se la risposta è sì tanto meglio ma se la risposta è no poco importa: anche se a una prima occhiata questo quadro non ti ha conquistato forse potrà farlo la storia che si nasconde dietro questa tela. Ma certo che te la racconto! Altrimenti che ci sto a fare qua?
Il quadro è stato dipinto da Franz Marc e, anche se il titolo è poi diventato “cane davanti al mondo”, il titolo originale era molto più eloquente: tradotto suonava infatti più o meno come “come il mio cane vede il mondo”. Sei libero di pensare che questo pittore tedesco,che probabilmente andava a far bisboccia con Macke e Kandinskij, avesse alzato un po’ il gomito quando decise di dipingere un quadro da guardare per indossare simbolicamente gli occhi di un cane ma, devi ammetterlo, l’idea non è niente male. Anzi, è così “niente male” che in un certo senso… La voglio replicare. Iniziando proprio da questo articolo.
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La narrazione? Gioco di carte con Bruner, Aristotele e te, scrittore

La narrazione? Gioco di carte con Bruner, Aristotele e te, scrittore
Da quando hai sentito parlare del modello di narrazione ad anello tu, che con la scrittura ti senti sposato, non hai dubbi: è proprio una narrazione ad anello quella in cui sei finito dentro. Non si spiegherebbe sennò perché con tutti i progressi che cerchi di far fare ai tuoi racconti e di fare tu con loro alla fine ti ritrovi sempre al punto di partenza. Invece che aspettare che la ruota giri perché non ti siedi ancora al tavolo da gioco e, con le carte che hai in mano, ti metti in azione? Nel frattempo puoi parlare un po’ con me di un certo filosofo di nome Aristotele e di uno psicologo statunitense che di cognome fa Bruner che ha così sintetizzato alcune caratteristiche che è importante possieda una narrazione:
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Lo scheletro di un blog cresce bene quando il blogger si fa le ossa

Lo scheletro di un blog cresce bene quando il blogger si fa le ossa
Quando nasce un blog il blogger che lo ha dato alla luce è in apprensione. Un po’ come un genitore. Sa cosa sogna per il blog che da neonato sta diventando bambino fino a diventare adolescente. Sa come vorrebbe vederlo crescere. Eppure di fronte a ogni piccola grande sfida, che avendo un blog ci si trova ad affrontare, si chiede sempre con un po’ di timore “sono in grado di farcela?  Davvero posso?” Dimenticando che i “posso” e “non posso” sono questione di… osso. Che significa?
Significa che ogni blog ha il suo scheletro e la sua velocità di crescita. Significa che ogni blog ha un’altezza che potrebbe raggiungere ma che i tempi in cui ci arriva e anche se ci arriva dipendono da svariati fattori.
Significa soprattutto che per crescere come blogger bisogna farsi le ossa. Perché per tutti i blog il modo migliore per eliminare le paure, che sono come spine nel fianco, è avere una solida spina. Dorsale.
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Il blogger felice e la lezione di blogging dei romanzi happystolari

il blogger felice e il romanzo happystolare

Impugno  il coltello di Grossman e taglio il nastro di un pacco di Lettere indirizzate a una certa Milena. Sarà mica il senhal adoperato da quel seduttore del mio vicino di casa che se ne sta ore e ore seduto a scrivere il suo diario? Ci penserò dopo, ora è il momento di scrivere per il blog. Anche se a volte fare il blogger ti manda in piena hipsteria fai felici i lettori del tuo blog  prendendo spunto dai romanzi happystolari. Perché le epistole possono darti suggerimenti epici per migliorare il tuo modo di bloggare.
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Lo scrittore dei sogni

 lo scrittore dei sogni
Lo hai guardato bene il quadro che campeggia qui sopra, vero? Oggi voglio cominciare così. Modificando una frase di Jim Morrison come più mi si confà. Un po’ come fa Salvador Dalì manipolando la realtà.

Scrivi perché nella scrittura puoi trovare quello che la realtà non ti sa dare

Adesso che hai letto, ora che non sai bene se chiudendo gli occhi per continuare a leggere scoprirai un “sonno che genera mostri” o quei tanto augurati dolci sogni, te la senti di continuare?
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