Il primo Porpo-Corso: StripMine

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Pulcro, 36 storie che solo #imurisanno

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Il giardino delle domande suicide

il giardino delle domande suicide

Ho il post della giornata già pronto e impacchettato ma poi succede qualcosa. Come quando sei già pronto per andare al mare, hai il naso ancora imbiancato dalla protezione solare tanto che sembra intonaco scrostato dalla camera da letto che non è più tua perché ormai te ne sei andato e forse tua non lo è mai stata perché lì non sei mai stato tu e quindi, in fondo, è un po’ come se non ci fossi mai stato. Insomma, a volte tu capiti alle cose, ti imbatti in loro e ne cambi il corso e a volte le cose si imbattono in te e fanno trottole tridimensionali dei tuoi piani. Quindi per colpa del “caso”, caro lettore, ti sorbirai un non-post sperando che non sia un calice troppo amaro.

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Lettera aperta al te stesso che eri

racconto

Ehi,
chi parla, per quanto piano, vuole comunque essere sentito. Io invece ti scrivo perché voglio solo essere ascoltata. Lo sai che quel gradino dove adesso stai appoggiando la schiena imparerà il nome delle tue coste e di chi te le farà fremere in un sussulto? Un giorno su queste stesse scale ti siederai con indosso i jeans che hanno resistito alle presse dei baci e all’alienazione delle chiamate lunghe ore come i loro illustri predecessori hanno resistito alle fabbriche e ai tappi da avvitare, sempre uguali. Avrai quegli occhi troppo grandi che metti su quando la luce non ti basta e alla tua amica andrà di traverso l’insalata per quella notizia inaspettata. Lo sai che a un certo punto non succederà che sarai esattamente come fantastichi? Hai letto bene, Non. Perché nessun punto della vita ha questo potere di infilarti dentro una fonte miracolosa e tirartene fuori nuovo di zecca, come una versione riveduta e corretta di quel lago di quel film strano. Lo hai già visto questo film? Un giorno lo racconterai spezzandoti l’unghia dell’anulare destro con il canino sinistro e ti sentirai così profondamente la persona sbagliata nel posto sbagliato da sognare soltanto questo gradino in questo posto per poterti sedere e tornare a respirare. Scusa se ti rubo il vezzo di scrivere. Ma è tanto tuo quanto mio. Anzi è più mio perché io è da più tempo che me lo porto addosso come si fa con un morso che quando è inverno puoi nascondere, con le dita tiri giù la manica, come quella volta che sul polso avevi scritto il nome di lui e non importa quanto a lui piacessi tu: a lei piaceva lui e tu a lei volevi troppo bene per ferirla. Ok, scusa anche questo, non hai ancora imparato a non tergiversare. Ora però slaccia le gambe, mettiti comoda sì ma pronta a fuggire se quello che stai per ascoltare dovesse farti troppo male. Nessuno viene mai dal futuro a darti le istruzioni per l’uso. Ma forse a volte sì.

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Rizoma

#Noteste #Birocchi #Pellicolla #Delibri #Articolati Cinque categorie in cui inciampare, ahi, ti sei fatto male? Cinque pozzanghere da fissare fino a vederci dentro il mare. Cinque mali necessari da far fiorire come si fa con le piante anche quando sono carnivore. Se vuoi saperne i più dovresti allacciarti le scarpe Leggi tutto