Scrittura di San Martino: maiale, oca e vino (pt.1)

scrittura di San Martino: maiale, oca e vino
Questo post è nato nel segno dell’imprevisto. Ma serve, anche l’imprevisto serve. Perché se l’arte imita la vita (e pure il contrario) allora la scrittura non può pensare di non fare i conti, almeno qualche volta, con gli imprevisti.
Questo post, quindi, è per me l’emblema di quello che mi capiterà e ti capiterà di dover fare mille e mille volte: accorgerti che quello che avevi costruito lo avevi costruito con il materiale sbagliato o nel posto sbagliato oppure la struttura era solida e il luogo azzeccato ma le cose a volte si distruggono comunque e così ciò che avevi creato è andato perduto. Ma quando capisci che tu sei più di ciò che hai fatto (e magari è stato rotto dal fato), quando ti rendi conto che sei come un fiore che è più della somma delle sue parti, allora capisci che per quante cose tu possa perdere tu, sì, proprio Tu, non sarai mai perduto finché non ti arrenderai all’esserlo.
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La scrittura sb(i)anca la notte

la scrittura sb(i)anca la notte
Ci sono notti così nere che, se è vero che il simile cura il simile, possono essere curate soltanto somministrando loro litri di inchiostro. La scrittura sbianca la notte, anche la più scura.
E poi ci sono notti così belle che il tempo vorresti rapinarlo e poi lasciarlo scivolare come pioggia sulla vita delle persone che sono libri aperti che qualcuno non legge più. La scrittura sbanca la notte, le ruba le stelle e le va a incastonare nelle storie che più meritano di essere illuminate.
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Scrittura (centro) commerciale

scrittura (centro) commerciale
Un cane è un cane anche se non abbaia e anche se non scodinzola. Un cane è un cane perché è un cane e non deve fare qualcosa di particolare per dimostrare di esserlo. Vale lo stesso per uno scrittore?
Uno scrittore che si sente scrittore è uno scrittore fino a prova contraria o lo diventa dopo prova (d’acquisto) del suo libro?
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Il mondo è nelle mani di chi sa scriverne

Il mondo è nelle mani di chi sa scriverne

Piatta fino a prova contraria

Scrivere è prendere le parole e metterle in fila, una dietro l’altra, tenendole tutto sullo stesso piano. E se una frase su quel piano a starci proprio non ce la fa? La si prende e la si pressa, la si schiaccia, la si preme contro tutti i “vorrei ma non posso” finché quella frase così perfetta nel suo essere smisurata, così ordinata nella sua criniera dorata spettinata, così simmetrica nel suo unico corno splendente, diventa carne d’unicorno in scatola.
Giusto?
Sbagliato.
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Chi segue gli altri… Può diventare guida

i problemi veri degli scrittori
C‘era una volta un leone che voleva andare in vacanza, ma sbagliò prenotazione.
Pensava di andare in un grande albergo con il tetto di vetro per guardare il cielo, pensava di alloggiare con altri grossi felini e stare tutto il giorno a lustrarsi il pelo, invece si ritrovò in un recinto pieno di pecore, di quelle che prima di addormentarti conti per ore e ore.
A un certo punto però un intruso attirò la sua attenzione: c’era un leone, sì, era un leone certamente, ma che ci faceva in mezzo alle pecore? Non era il suo ambiente!
Così il leone si avvicino al suo simile così fuori luogo e gli chiese se fosse lì per fame o per qualche strano gioco.
Ma il leone nel recinto sempre lì aveva vissuto, da quando cucciolo era stato in mezzo alle pecore abbandonato nessun altro luogo aveva conosciuto. Per questo quando il leone in ferie disse al leone del recinto che lui doveva stare con le altre fiere il leone non capì.
Il leone chiese al suo simile “Ma tu che ci fai qui?”
“Sono una pecora” rispose il leone del recinto che era stato sempre lì.
“No, non sei una pecora! Sei un leone come me!” così dicendo il leone portò l’altro, ignaro, sul fiume e gli fece vedere che era un leone, senza ma e senza se.
Quando il leone-pecora si vide riflesso si rese conto che fino ad allora non era mai stato se stesso.
 
Ruggì con tutto il fiato che aveva in petto e promise che sarebbe sempre stato ciò che era, mai diverso.

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Puzzle d(')i-scritti

puzzle
Se esistessero delle liste di proscrizione buone io, i nomi dei miei lettori (almeno di quelli che sono usciti allo scoperto, anche se fuori fa spesso un po’ troppo freddo) li scriverei subito sopra a chiare lettere. Così potrei mettere all’asta tutte le loro parole, così belle, così belle che ogni volta alzano un po’ più in alta l’asta della bellezza stessa. E sono salti. Di gioia. Salti su letti di sogni che non dormono. Perché i sogni li si realizza svegliandosi. E qualche volta, se si tengono gli occhi aperti abbastanza a lungo, ci si rende conto che allevare cuccioli di sogni a volte significa anche saper guardare oltre il proprio recinto e rendersi conto di quanto belli sono i cuccioli dei giardini accanto. Ecco come questo post è nato da un miscuglio di voci-commento nel post precedente che si è fatto canto.
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