Scrittura di San Martino: maiale, oca e vino (pt.1)

Questo post è nato nel segno dell’imprevisto. Ma serve, anche l’imprevisto serve. Perché se l’arte imita la vita (e pure il contrario) allora la scrittura non può pensare di non fare i conti, almeno qualche volta, con gli imprevisti.
Questo post, quindi, è per me l’emblema di quello che mi capiterà e ti capiterà di dover fare mille e mille volte: accorgerti che quello che avevi costruito lo avevi costruito con il materiale sbagliato o nel posto sbagliato oppure la struttura era solida e il luogo azzeccato ma le cose a volte si distruggono comunque e così ciò che avevi creato è andato perduto. Ma quando capisci che tu sei più di ciò che hai fatto (e magari è stato rotto dal fato), quando ti rendi conto che sei come un fiore che è più della somma delle sue parti, allora capisci che per quante cose tu possa perdere tu, sì, proprio Tu, non sarai mai perduto finché non ti arrenderai all’esserlo.
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