Il giardino delle domande suicide

il giardino delle domande suicide

Ho il post della giornata già pronto e impacchettato ma poi succede qualcosa. Come quando sei già pronto per andare al mare, hai il naso ancora imbiancato dalla protezione solare tanto che sembra intonaco scrostato dalla camera da letto che non è più tua perché ormai te ne sei andato e forse tua non lo è mai stata perché lì non sei mai stato tu e quindi, in fondo, è un po’ come se non ci fossi mai stato. Insomma, a volte tu capiti alle cose, ti imbatti in loro e ne cambi il corso e a volte le cose si imbattono in te e fanno trottole tridimensionali dei tuoi piani. Quindi per colpa del “caso”, caro lettore, ti sorbirai un non-post sperando che non sia un calice troppo amaro.

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Avere un blog è semplice

bread
Stamattina pensavo ai valori delle analisi del sangue.
Ci sono valori normali, alti, bassi e all’interno della normalità c’è la normalità che sfiora le vette e quella che sfiora gli abissi. I valori vanno interpretati. Lo sappiamo perché lo facciamo continuamente. Esiste in ogni cosa un valore che appartiene alla cosa in sé. La glicemia è alta? La glicemia è alta. Esistono dei parametri che ci dicono che è alta. Ma magari ci sono delle variabili che ci permettono di guardare questo valore sotto una luce diversa. O magari non ci sono “giustificazioni” al fatto che sia alta ma prima era ancora più alta e allora in qualche modo abbiamo raggiunto un obiettivo, per quanto piccolo, per quanto sia pur sempre una sconfitta per chi è nel range della normalità.
Vivere è bucarsi continuamente il braccio e analizzare il sangue.
E bloggare è come vivere.
Quindi bloggare è come essere costantemente sotto esame. 
Ma non essere sotto esame su qualcosa su cui possiamo barare.
Non ci sono domande a risposta multipla, non si possono nascondere gli appunti nell’astuccio, non possiamo tirare a indovinare. La vita mette alla prova ciò che siamo intimamente. E chi ci legge fa lo stesso. Chi ci legge legge le nostre cellule senza nucleo e non possiamo falsificare nulla.
Blogghiamo per quello che siamo.
E se non lo facciamo prima o poi salta fuori. Come se scambiassimo i campioni di sangue. Gli inganni durano così poco, ragazzi.
Qui niente trucchi, niente inganni e oggi anche niente complicazioni.
Stai per leggere un post semplice.
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Braining d'autore

training d'autore e l'accademia delle belle storie
Pro-ces-sio-ne. Guarda che parola faticosa solo a dirsi. Una parola che ti dà l’idea di un percorso che si snoda lungo vie lunghe su cui si sono intrecciati i piedi e gli sguardi e i programmi di persone che magari pensavamo di non avere nulla in comune e invece. Invece hanno capito che non sempre scegli qualcuno con cui fare un pezzo di strada e poi cerchi la strada.
A volte sai solo la meta e chiedi a un orgoglioso abitante di Via del Calamo quale strada puoi fare per arrivare dove vuoi arrivare. Qui lo hanno fatto in tanti. Chiedendo, più o meno pubblicamente, dove trovarli questi compagni di viaggio necessari come sarebbe necessario un unicorno per spostarsi da un punto all’altro di un regno incantato.
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L'avvento degli scrittori

l'avvento degli scrittori
Sono qui, dietro lo schermo, come quando sono dietro in macchina e devo completare una frase che inizia con “l’attesa del piacere è…” e mi chiedo se, ammesso che leggere questo post in questo posto possa essere annoverato tra i piaceri, ecco, ammessa questa incidentale lunga, così lunga, come un tamponamento, magari cardiaco, in cui uno spazio che dovrebbe essere virtuale diventa così reale da accogliere qualcosa e allora capisci che a volte quando qualcosa da virtuale diventa, dolorosamente, reale è perché qualcosa è andato storto. Quindi circolare, circolare, non c’è niente da guardare.
Dicevamo, mi chiedo se, se questo post per te è un piacere magari il fatto che sia stato s-post-ato, che sia post-unpo’digiorni dall’ultimo può essere stata un’attesa che (ti/mi/ci) ha fatto bene.
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Nati per (farsi) leggere

nati per (farsi) leggere
Il sindacato dei lunedì oggi mi ha chiamato e mi ha detto che a volte avere a che fare coi lunedì è proprio strano. Perché più tutto, di settimana in settimana, resta uguale, più tutto diventa peggiore. Anche quando si è nel bel mezzo di una settimana (anzi, qualche giorno in più di una settimana) in cui l’imperativo dovrebbe essere leggere. Per questo Calamo ha passato la mattinata a allungarsi i muscoli perché in questi giorni si sta scaldando. Ma…
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La scrittura sb(i)anca la notte

la scrittura sb(i)anca la notte
Ci sono notti così nere che, se è vero che il simile cura il simile, possono essere curate soltanto somministrando loro litri di inchiostro. La scrittura sbianca la notte, anche la più scura.
E poi ci sono notti così belle che il tempo vorresti rapinarlo e poi lasciarlo scivolare come pioggia sulla vita delle persone che sono libri aperti che qualcuno non legge più. La scrittura sbanca la notte, le ruba le stelle e le va a incastonare nelle storie che più meritano di essere illuminate.
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Il mondo è nelle mani di chi sa scriverne

Il mondo è nelle mani di chi sa scriverne

Piatta fino a prova contraria

Scrivere è prendere le parole e metterle in fila, una dietro l’altra, tenendole tutto sullo stesso piano. E se una frase su quel piano a starci proprio non ce la fa? La si prende e la si pressa, la si schiaccia, la si preme contro tutti i “vorrei ma non posso” finché quella frase così perfetta nel suo essere smisurata, così ordinata nella sua criniera dorata spettinata, così simmetrica nel suo unico corno splendente, diventa carne d’unicorno in scatola.
Giusto?
Sbagliato.
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