Chi ha paura della scrittura?

chi ha paura della scrittura?
Per prima cosa creiamo l’atmosfera. Non vorrai metterti a leggere così, senza neanche aver rotto il ghiaccio, vero? Non ti ha insegnato niente la lezione sulla scrittura del punteruolo
 
Musica. Ci serve della musica. Metti su la musica di Krzysztof Komeda con Mia Farrow che fa LaLaLa e tu che hai la pelle d’oca. Sì, la colonna sonora dei titoli d’apertura di “Rosemary’s baby”, esatto. E magari rispolvera “il seme della follia” di Carpenter.
 
E adesso? Adesso è il momento giusto per chiederti quanta paura hai della scrittura. Quanta paura hai che la scrittura ti fagociti come un mostro tritacarta e la carta dei tuoi scritti non sopravviva? E quanta paura hai che accada esattamente il contrario e la tua carta lasci di sasso gli occhi trita carta dei lettori?
(altro…)

#Twitter-autori: per chi suona la notifica?

tumblr_m1vx70Xkde1r8jkl2o1_500
È sabato pomeriggio.
In altri pomeriggi di sabato Qualcuno se ne sarebbe stato chino sui suoi libri a studiare e riempire di china quaderni di appunti che se si dovessero bagnare lascerebbero colare le nozioni ma non l’essenza, ché non è possibile che se” scripta volant sapia scillicat” (una volta lo disse un mio professore, per scherzo, ma in effetti è vero che le cose che sai, il sapere, non può scivolare via solo perché non hai con te il supporto su cui ne hai scritto.)
Qualcun altro avrebbe continuato ad allenarsi fino a sentire addosso quella stanchezza rotonda di quando tutto quadra perché il tuo corpo risponde alla perfezione ai tuoi comandi e il sudore ti imperla la fronte come una corona, come un qualche premio per le tue fatiche.
Qualcun altro se ne sarebbe andato alla stazione dismessa per scrivere su treni che non vanno più da nessuna parte frasi oscene perché nulla è più sconcertante e destabilizzante di non avere più nessuna da parte da cui andare.
Qualcun’altra si sarebbe fissata allo specchio fino a chiedersi quando sarebbe stato abbastanza essere bella come certe rassicuranti mattine d’ottobre e brava il giusto, senza eccessi, e quieta come il cielo quando tutte le nuvole a pecorella sono tornate nell’ovile.
Qualcun’altra avrebbe ascoltato canzoni tristi, visto film tristi, letto libri tristi, domandandosi se c’è un posto da cui chi canta, gira pellicole, scrive romanzi, può andare a prendere la tristezza o se forse la tristezza ce l’abbiamo già tutti dentro e allora nelle canzoni e nei film e nei libri non serve mettere davvero la tristezza vera ma basta mettere la giusta combinazione per fare aprire all’ascoltatore, spettatore, lettore, la sua personale cassaforte del dolore.
E invece?
Invece siamo tutti nella biblioteca di Twitter.

(altro…)

Le lettere d'amore delle centrali nucleari

le lettere d'amore delle centrali nucleari
Caro scrittore,
ti scrivo perché tu, a dispetto del nome, di metterti a scrivere sembri non avere alcuna intenzione. È per questa ragione che ho cercato alleati per prendere le foglie delle tue aspirazioni proprio mentre erano pronte a spirare e farne fogli su cui scrivere qualcosa per farti sospirare. Di alleati ne ho trovati una ventina. Incorruttibili come atomi. Quindi in realtà pronti, all’occorrenza, a farsi spezzare per rompere i pregiudizi su chi è pronto a scrivere anche se non così convinto di poterlo fare.

(altro…)

Di scritti a-p-p(r)e(zzat)i

servizi di scrittura
Caro lettore ti scrivo perché sto scrivendo un po’ e siccome so che ti piace leggere più forte ti scriverò. Da quando questo blog è partito si sono susseguite tante novità, l’anno vecchio (è settembre!) è finito ormai ma quando scrivi (per qualcuno e non solo) c’è sempre qualcosa che se ti impegni può andare meglio di come va.
(altro…)

Memorie di un uovo

fame di scrittura
In principio sei un uovo. Sei un uovo con tanto di guscio che ovatta le cose brutte, certo, ma anche quelle belle ma tu sei un uovo, un uovo ancora con il guscio per giunta, e non immagini ancora che ci siano tutte queste cose belle capaci di risucchiarti in un vortice come fanno le bottigliette vuote con i tuorli.
Poi il guscio si incrina e tu prima vorresti provare a rimediare e riattaccare quei pezzi di te che sembrano aver voglia di andarsene usando la colla che hai negli occhi quando leggi gli scritti degli altri. Ma poi ti sei ricordato di quella frase che dice che una crepa c’è in ogni cosa ma va bene così perché è da lì che entra la luce. Allora pensi che forse è il momento di venir fuori.
(altro…)