“Hai un cervello in ottime condizioni, tanto vale usarlo”

unicorn

Sai quei momenti in cui ti pare d’avere dappertutto il cervello?

Te lo senti tra i capelli, mentre ti pettini, resta impigliato tra i denti, della spazzola, le circonvoluzioni si annodano, fanno male quando le provi a disannodare, certe idee scolorano, si staccano e vanno a morire sui cappotti blu di pioggia e baci.

Te lo senti nelle gengive, ci si attaccano i denti, dormono contro la mucosa e-rosa della bocca d’oro e dici parole che non possono essere non pensate, perché hai il cervello nel legamento parodontale.

Te lo senti sotto i piedi, con l’umore che lo accarezza e le gomme da addentare, masticate, pestate, abbandonate sotto i banchi di scuole interrotte, come le strade, percorse coi piedi sotto cui senti pulsare sinapsi, su cui senti arrampicarsi pensieri.

Dato che tutto in te è testa tanto vale usarla.

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String-(i)-Mi

Mi sfiori le labbra e scovi la lebbra. È la pelle caduta nelle collutazioni per l’incoscienza delle costellazioni. Librille Libri salvati, libri baciati, libri sognati, libri recuperati, libri abbandonati, libri (mai) dimenticati, libri che sono diventati coralli, libri che hanno fatto troppi sbagli, libri per cui faresti tanti sbagli, ibri Leggi tutto

Scribiatra

Distruggendo mandorle Faremo esplodere Palloncini di paure Inconsapevoli C’è il leone nei ruggiti Tu Guardi le mosche? Piangono blu Quaranta giorni, quattro fasi, e in quattro e quattr’otto hai quarantaquattro gatti che ti regalano vite e ti seguono ovunque 40 giorni di terapia Dal 10 ottobre al 19 novembre  4 Leggi tutto

October Chest

Estirperò le tue voglie Come denti da latte cariati Aggrappati A tumefatti silenzi. I tuoi cieli avariati Squilleranno Contro la ruggine dei tuoi Soffitti spenti. Trenta giorni, tre materie, troppe sorprese, dica trentatré sennò sviene Le 3 materie: Anatomia I, Biologia, Chimica I 30 giorni: dal 2 al 31 ottobre Leggi tutto

Chiuse come le chiese quando ti vuoi confessare

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Bevo perché dentro sono arido.

Per uccidere questa cosa che ho dentro e che non vuole mai il bene,

vuole continuamente il meglio.

 

Ci siamo mescolati così a fondo, entrati così dentro,

che andando via ci siamo staccati a stento.

 

Non sei una prigione, al massimo sei la ragione

per cui uno sarebbe pronto ad andarci, in prigione

ma a volte le Madonne sbagliano croce

e le parole non portano indietro le persone,

al massimo le spingono più lontano

così lontano che

ti ripassano davanti perché il mondo, in fondo, un po’ cerchio è.

 

Vorrei che gli occhi chiudendosi facessero più rumore,

sembrerebbe una più degna conclusione,

nella mia scuola elementare c’era un muretto

i tuoi occhi hanno quello stesso colore.

 

Scendiamo le scale.

Sono bagnate.

Per fortuna andiamo piano.

Per fortuna?

Sì, ci siamo.

Ci stiamo.

Ci stiamo allontanando.

Ma (camminiamo) piano.

Per questo non te ne accorgi.

E non lo ammettiamo.

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Espresso

I nostri risvegli condivisi li hanno seppelliti ancora agonizzanti. I binari morti dormono su tragitti in puerperio e sfavillanti. Scissi ricomponiamo d’altre culle i pezzi. Ma c’è una verità non osi pronunciare: Ci siamo affezionati agli inizi. E no, non possiamo cambiare. Hai presente quel mal di testa che non Leggi tutto

Burroughs, parole di burro e un progetto dentro cui scivolare

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“La mia teoria generale fin dal 1971 è stata che la Parola è letteralmente un virus, e che non è stata riconosciuta come tale perché ha raggiunto uno stato di relativamente stabile simbiosi con il suo ospite umano; vale a dire, il Virus Parola (l’Altra Metà) si è imposto così saldamente come parte accettata dall’organismo umano da poter adesso sghignazzare dietro ai virus gangster come la varicella e spedirli all’Istituto Pasteur. Ma la Parola porta chiaramente l’unica caratteristica di identità del virus: è un organismo senza altra funzione interna che quella di replicare se stesso”

(William S. Burroughs)

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