Chiuse come le chiese quando ti vuoi confessare

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Bevo perché dentro sono arido.

Per uccidere questa cosa che ho dentro e che non vuole mai il bene,

vuole continuamente il meglio.

 

Ci siamo mescolati così a fondo, entrati così dentro,

che andando via ci siamo staccati a stento.

 

Non sei una prigione, al massimo sei la ragione

per cui uno sarebbe pronto ad andarci, in prigione

ma a volte le Madonne sbagliano croce

e le parole non portano indietro le persone,

al massimo le spingono più lontano

così lontano che

ti ripassano davanti perché il mondo, in fondo, un po’ cerchio è.

 

Vorrei che gli occhi chiudendosi facessero più rumore,

sembrerebbe una più degna conclusione,

nella mia scuola elementare c’era un muretto

i tuoi occhi hanno quello stesso colore.

 

Scendiamo le scale.

Sono bagnate.

Per fortuna andiamo piano.

Per fortuna?

Sì, ci siamo.

Ci stiamo.

Ci stiamo allontanando.

Ma (camminiamo) piano.

Per questo non te ne accorgi.

E non lo ammettiamo.

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Espresso

I nostri risvegli condivisi li hanno seppelliti ancora agonizzanti. I binari morti dormono su tragitti in puerperio e sfavillanti. Scissi ricomponiamo d’altre culle i pezzi. Ma c’è una verità non osi pronunciare: Ci siamo affezionati agli inizi. E no, non possiamo cambiare. Hai presente quel mal di testa che non Leggi tutto

Burroughs, parole di burro e un progetto dentro cui scivolare

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“La mia teoria generale fin dal 1971 è stata che la Parola è letteralmente un virus, e che non è stata riconosciuta come tale perché ha raggiunto uno stato di relativamente stabile simbiosi con il suo ospite umano; vale a dire, il Virus Parola (l’Altra Metà) si è imposto così saldamente come parte accettata dall’organismo umano da poter adesso sghignazzare dietro ai virus gangster come la varicella e spedirli all’Istituto Pasteur. Ma la Parola porta chiaramente l’unica caratteristica di identità del virus: è un organismo senza altra funzione interna che quella di replicare se stesso”

(William S. Burroughs)

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L’imperdibile referendum dei gattiny da best seller

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Il punto è che siamo una repubblica.

Una repubblica fondata su cosa?

Sulle cose nel nostro manifesto, per esempio.

Tipo sulla porporina e sui mostri e sul #fattoremagenta?

Eh. E sul gelato e sugli unicorni e sugli arcobaleni e sulle somministrazioni endovena e sulle parole, una miriade di parole, e sulla felicità im-possibile e su ciò che è carino e atterrente e…

E sui gattiny che conquisteranno il mondo scrivendo romanzi da milioni di copie solo con qualche meow e le loro instagram-foto?

Stiamo diventando un regno grande in effetti. Serve un referendum.

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Come svoltare ad agosto con la tecnica del ghiacciolo

ghiacciolo

Ancora è troppo freddo. Non riesci a mangiarlo.

Ma allora, esattamente, cosa fai?

“Esattamente” niente.

Come, vedo che fai un sacco di cose!

Non “esattamente”.

Che vuoi dire?

Che non riesce a cogliere, nella mia voce, le virgolette.

Ora sì, puoi assaggiarlo. La lingua potrebbe restare attaccata come se tu fossi un novello Pavese che si è innamorato di una ballerina che volteggia sul ghiaccio e allora ora bacia i lampioni gelati sotto un inverno impietoso che non aspetta nessuno mentre lui, Cesare, sì che ha aspettato, ma a cosa è servito?

Al diavolo l’attesa, addenti il ghiacciolo.

Non ti seguo.

Ok. Ricominciamo. Faccio diverse cose. Spesso le sbaglio. Qualche volta ne azzecco una mentre avrei voluto azzeccarne un’altra come se mi avessero dato una pistola con la canna deviata.

Non ti servono pistole, tu hai le tue parole.

Questa mi è piaciuta. Ora ho proprio voglia di continuare a parlare con te.

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Apolidi emotivi e moltiplicatori di sogni

(Questa cosa dello scattare foto mi sfuggirà di mano)

(Questa cosa dello scattare foto mi sfuggirà di mano)

“… Il viaggiatore vede arrivando due città: una diritta sopra il lago e una riflessa capovolta. Non esiste o avviene cosa nell’una Valdrada che l’altra Valdrada non ripeta… Gli abitanti di Valdrada sanno che tutti i loro atti sono insieme quell’atto e la sua immagine speculare, cui appartiene la speciale dignità delle immagini, e questa loro coscienza vieta di abbandonarsi per un solo istante al caso e all’oblio… Lo specchio ora accresce il valore delle cose, ora lo nega. Non tutto quel che sembra valere sopra lo specchio resiste se specchiato. Le due città gemelle non sono uguali, perché nulla di ciò che esiste o avviene a Valdrada è simmetrico: a ogni viso e gesto rispondono dallo specchio un viso o gesto inverso punto per punto. Le due Valdrade vivono l’una per l’altra, guardandosi negli occhi di continuo…”

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Il metodo Conor per cambiare il (tuo) mondo

conor2

A questo punto della discussione ci starebbe bene una storiella che racconto spesso.
Quale?
Quella della scimmia e dello scorpione. Sai, sul fiume, lo scorpione deve attraversare..
Ma non erano uno scorpione e una  rana?
Secondo alcuni una tartaruga. Ma nella mia versione è una scimmia, ok?
Se me la racconti tu puoi metterci al posto della rana anche un airone.
Ecco, allora…

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Lettera aperta ai mutanti

jen
Caro Mutante,
(o forse sei un mutato. Io l’ho imparata oggi la differenza. L’ho letta su Wikipedia. Dici che mi posso fidare? Wiki dice che un mutante è qualcuno che è già nato con il potere, o la condanna, o unpo’eunpo’. Quindi ha da sempre questa capacità anche se il più delle volte questa capacità non viene scoperta subito, passano degli anni. Un mutato, invece, è qualcuno che l’abilità di mutare l’acquisisce. Ma se tanto il potere lo scopri dopo anni, esattamente, come fai a sapere se sei un mutato o un mutante? Non possiamo neanche risponderci “sei un mutato se è intervenuto qualche particolare fattore esterno”. Perché  i fattori esterni intervengono continuamente. Non puoi tracciare una precisa linea di demarcazione e lasciare fuori i fattori esterni, perché non c’è pelle che ti possa proteggere del tutto da essi, neanche se sei un mutante o un mutato e hai la pelle di metallo e alabastro)
ho qualcosa da dirti.
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