
Se c’è una cosa che mi piace della con-divisione è che, a dispetto del nome, non divide affatto. La condivisione unisce. Unisce perché fa sentire le persone intimamente connesse come fiori cresciuti nella stessa aiuola. Fiori che, per quanto mani diverse potranno raccoglierli e nastri differenti tenerli legati in improbabili mazzi colorati, resteranno per sempre in qualche modo legati. Gli uni agli altri.
Mentre scrivo penso a Truffaut e ai suoi 400 colpi. E penso che, in questo colpo di testa con cui ho deciso di pubblicare l’impubblicabile, di dare voce al più ostinato dei silenzi, ho dato vita alla mia personalissima operazione di ribellione. A colpi di 500 parole.
Ti spiego: tu adesso leggerai lo scritto in assoluto più vecchio (ergo per antonomasia più adorabilmente imbarazzante) che ho trovato sul mio pc. Insomma, ti sto per fare una confidenza. Anzi, quasi una confessione.
Quindi qual è, tra le tante cose che potresti fare, per reazione, la migliore? Naturalmente darmi pan per focaccia e, in tutta risposta a questo mio perdere (del tutto) la faccia pubblicare ovunque tu voglia, spedire in cielo con uno striscione, affiggere su un cartellone, qualcosa scritto da te. Un racconto intero o, come in questo caso, solo un incipit. 500 parole mandate alle Termopili in sacrificio per noi. Affinché poi ci si senta rigenerati come dopo due giorni alle terme.
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