Tutto quello che avreste sempre voluto sapere su self publishing e editoria a pagamento…

self publishing e editoria a pagamento
… Ma non avreste mai osato chiedere.

Se non all’Imperatore di Pennaland. Giocando, entrambi, a fare i finti tonti e scambiarsi domande poste con le bocche di altri e risposte date guardando ai fatti coi propri occhi.

Sì, si parla di self publishing e editoria a pagamento. Se ne parla sia qui che a Pennaland, l’isola della scrittura in cui ben si capisce come la scrittura sia al tempo stesso malattia e cura (ah no, il blog medicamentoso è il mio, scusa. Il fatto è che Penna è uno di quei posti in cui ti senti così a casa che anche da una chiacchierata privata può nascere un post con cui bruciare le retine ai lettori in una mattinata.)

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Come diventare autore di un blog banale

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Scaviamo nelle origini. Dai che è divertente. Banale è ciò che è concesso in uso alla comunità o alla comunità è appartenente. Quindi è “banale” ciò che è comune a tutto il tuo villaggio. Virtuale. Di lettori.
E in effetti questo post è nato leggendo. Leggendo come creare un blog di successo di Riccardo Esposito e poi lasciando un commento e ancora leggendo. Insomma, interagendo. Facendo quella cosa incredibile che si chiama “leggere con attenzione le altrui parole, poi dire la propria opinione e ancora leggere le risposte, confrontarsi, parlare di cose intelligenti leggendo sempre tra le righe. Proprie e altrui”.
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Pianto

 

Pianto

La gente è brava
http://www.arcanami.com/artisti-dettaglio.php?Prodotto=191&Artista=41


Ho in testa una testa che sta bene su tutto come il prezzemolo ma invece che di prezzemolo è piena di basilico e spero che tu sia per me il vaso.
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L'ultimo post

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C’è quell’angolo, sì proprio quell’angolo all’incrocio tra quello che sarebbe potuto essere e quello che è stato, che è un angolo che ti è sempre piaciuto tanto. Per questo a tratti ti fermi e la trattativa col futuro si blocca e tu sei un congegno di cui non ricordi più il codice per farlo partire e allora ti volti e pensi “è proprio un bel posto”. “Un bel posto ma non ci vivrei”. Perché quando i posti in cui vai sono posti in cui torni puoi accarezzarne il riflesso come una polaroid venuta bene ma non puoi restare una vita intera fermo in posa per un quadro che ti fa sentire appeso.
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Risposte dal Calamo: le domande della vita (di chi scrive)

Risposte dal Calamo: le domande della vita (di chi scrive)
Ci sono un sacco di cose che non crescono sugli alberi.
Tipo i biglietti del treno quando tu vuoi andare a annaffiare il tuo personalissimo ciliegio in fiore e invece devi aspettare una vagonata di tempo e smistare prima una vagonata di cose anche se la voglia di dedicarti alla cosa che fa con te ciò che la primavera fa con i ciliegi ti scoppietta dentro come l’olio in un fritto misto.
Tipo i biglietti perfetti per le occasioni perfette. O tipo le occasioni perfette. Perché tanto lo sai che appena ti fermi a pensare “accidenti, questo momento sembra un momento perfetto” allora i denti ti diventano più aguzzi, senti i secondi tra la lingua e il palato e nessun momento, al morso, si rivela davvero perfetto. C’è sempre qualcosa di sbagliato in mezzo.
Ma ci sono anche alcune cose che crescono eccome sugli alberi. Soprattutto di Natale (ché tutti a Natale hanno voglia di spacchettare anche la curiosità). Un esempio? Le domande che, prima o poi, uno che scrive si trova a affrontare.
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Mamma TV e il prodigarsi di scrittura

mamma tv  e il prodigarsi di scrittura #SelvaggiaNonMentire
Poi un bel giorno (tutto quello che è successo prima è irrilevante perché, a un certo punto, tutti sembrano convinti che basti guardare il risultato, dove sei arrivato, più che come ci sei arrivato. Questa perversione di conoscere i modi. Verbali e non solo) succede che sei sul tuo nido del cuculo a immagazzinare parole come farebbe coi pesci il pellicano e leggi che nell’aria c’è qualcosa.


In genere selezioni con cura di cosa, di quello che c’è nell’aria, occuparti. Perché, ehi, lo sappiamo tutti che le percentuali non sono a tuo favore: solo il 21% dell’aria è respirabile. Se ti risparmi il tentativo di imbottirti di azoto i polmoni ti fai un favore.
Ma a volte occorre fare la pulce che ha la tosse.
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La classe non è acqua. Ma #scrittura.

la classe è scrittura
– Ho un problema.
Spara.
Ho un libro dentro  e non so quando l’ho ingoiato. E quando lo dico in giro la gente non sa mai se offrirmi una penna o una lavanda gastrica.
– A te che serve?
– Forse una mano per quando scrivo scrivo scrivo e il tunnel carpale sembra diventato un tunnel senza via di sbocco. O forse una cura contro il male di scrivere.
– Sicuro che il libro non ti è caduto in testa? Vuoi andare in ospedale?
– Un reparto di scrittura intensiva, ecco quello non sarebbe.
– Devo dire che farti felice è proprio semplice, eh. Anche quando andavamo a scuola eri un po’ strano.
– Che vuoi farci, la classe non è acqua. Ma un posto in cui puoi contare sul tuo compagno di banco.
– Sei bravo con le parole per essere uno che ha un libro incastrato in gola. Chi vorresti nella tua classe che non è acqua ma inchiostro?
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