Mai sanguinare davanti a uno squalo

  Questo è ciò che ti sei perso, se ti sei perso, del racconto Ketamina L’invito a emergere con me da/con un’anestesia dissociativa in forma scritta Unicorni e l’annuncio del racconto a sorpresa per il 33esimo complimese Dodici segreti svelati direttamente da uno dei personaggi di Ketamina Che per averlo, Leggi tutto

Lettera a un libro mai scritto

i libri sono come le stelle

I libri non cadono dal cielo. Anche se a volte sembra ce l’abbiano dentro, il cielo. E non li porta nemmeno la cicogna. Lo sai, vero? Così, anche se a volte ti senti un pollo a non scrivere, poi ti chiedi se “quel libro che hai dentro” non stia meglio sotto terra, sepolto dalle macerie di “mi piacerebbe ma non ci riesco”, invece che sotto un cavolo. Pronto per essere dato in pasto a lettori a cui di lui non importa un cavolo.

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Lettera aperta al te stesso che eri

racconto

Ehi,
chi parla, per quanto piano, vuole comunque essere sentito. Io invece ti scrivo perché voglio solo essere ascoltata. Lo sai che quel gradino dove adesso stai appoggiando la schiena imparerà il nome delle tue coste e di chi te le farà fremere in un sussulto? Un giorno su queste stesse scale ti siederai con indosso i jeans che hanno resistito alle presse dei baci e all’alienazione delle chiamate lunghe ore come i loro illustri predecessori hanno resistito alle fabbriche e ai tappi da avvitare, sempre uguali. Avrai quegli occhi troppo grandi che metti su quando la luce non ti basta e alla tua amica andrà di traverso l’insalata per quella notizia inaspettata. Lo sai che a un certo punto non succederà che sarai esattamente come fantastichi? Hai letto bene, Non. Perché nessun punto della vita ha questo potere di infilarti dentro una fonte miracolosa e tirartene fuori nuovo di zecca, come una versione riveduta e corretta di quel lago di quel film strano. Lo hai già visto questo film? Un giorno lo racconterai spezzandoti l’unghia dell’anulare destro con il canino sinistro e ti sentirai così profondamente la persona sbagliata nel posto sbagliato da sognare soltanto questo gradino in questo posto per poterti sedere e tornare a respirare. Scusa se ti rubo il vezzo di scrivere. Ma è tanto tuo quanto mio. Anzi è più mio perché io è da più tempo che me lo porto addosso come si fa con un morso che quando è inverno puoi nascondere, con le dita tiri giù la manica, come quella volta che sul polso avevi scritto il nome di lui e non importa quanto a lui piacessi tu: a lei piaceva lui e tu a lei volevi troppo bene per ferirla. Ok, scusa anche questo, non hai ancora imparato a non tergiversare. Ora però slaccia le gambe, mettiti comoda sì ma pronta a fuggire se quello che stai per ascoltare dovesse farti troppo male. Nessuno viene mai dal futuro a darti le istruzioni per l’uso. Ma forse a volte sì.

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Tu mi in-segni

tu mi in-segni

Hai un modo di far volteggiare la voce che la fa sembrare aggraziata.

Sempre.

Perfino quando è vestita di calamite, che le pendono dai polsi, ammanettati a pali della luce spenti, perché ci sono posti in cui la tua voce non vorremmo entrasse.

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Certe storie sono come un barbiturico

20th May 1936:  An example of a wire cage which a council in London propose to fix to the outside of their tenement windows, so that babies can benefit from fresh air and sunshine.  (Photo by Norman Smith/Fox Photos/Getty Images)

20th May 1936: An example of a wire cage which a council in London propose to fix to the outside of their tenement windows, so that babies can benefit from fresh air and sunshine. (Photo by Norman Smith/Fox Photos/Getty Images)

“Con i ragazzi carini” dice Brandy “di solito è meglio usare i barbiturici”

Il tiopental è un tiobarbiturico che sembra un lampo o una folgorazione o uno schiaffo in piena faccia quando meno te l’aspetti (ammesso che ci si possa mai aspettare uno schiaffo in piena faccia). Perché il tiopental dà ipnosi immediata. Ma breve.
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Scrittura in erba (come, a partire da una pianta, creare una foresta)

scrittori in erba
Le carote e le patate sono interessanti perché crescono sotto terra. Così magari tu passi di lì e neanche ti accorgi della loro presenza. Eppure loro sono già lì. Esistono, eccome se esistono.
Lo stesso accade dentro di te.
Non importa se ancora non hai scritto davvero, se tutte le bozze sono accatastate nella tua testa e formano un mucchio su cui anche i sogni se ne stanno a dormicchiare. Anche se resti all’ombra di alberi antichi che non hai il coraggio di sdradicare anche quando andrebbe fatto, anche se resti rintanato in un angolo, anche se non sei (ancora) venuto alla luce, non importa. Le tue parole stanno crescendo nel sottosuolo come le memorie e un giorno ti ricorderai di questo momento e forse ti pentirai molto di più delle parole che non hai lasciato sbocciare che di quelle che hai detto.
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