Il lettore sullo scritto che scotta

Il lettore sullo scritto che scotta
Tutti gli scrittori sognano lettori pronti a fare le fusa a ogni loro scritto. Ma per riuscire a infondere in ogni lettore la voglia, anzi, quasi la necessità di arrivare fino in fondo alla pagina, al racconto, a un intero libro, è necessario aver prima infuso in ogni singola parola passione e impegno.
Se tu hai una cotta per la scrittura sai bene quanto a volte la relazione con le parole possa essere complicata. Anche quando si è assolutamente convinti che la scrittura è l’altra metà della mela. La verità scottante è che, pure se la passione per la scrittura è bruciante, può essere difficile, in prima battuta, trovare lettori desiderosi di farsi scaldare dal sole delle proprie parole. Purtroppo è decisamente più probabile che le proprie parole restino sole, senza nessuno sguardo che si posi su di esse e le inciti a spiccare il volo.
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La stagione della scrittura (Parte 2)

La stagione della scrittura (Parte 2)
È la notte del 31 dicembre. È quasi mezzanotte e eccolo, lui è lì, davanti la porta pronto a entrare: è il nuovo anno che non vuole tardare ad arrivare. Quando poi il nuovo anno (finalmente o purtroppo dipende molto da come si è passato l’anno appena passato) è ormai iniziato non lo puoi di certo fermare. Brutto o bello che sia sei in ballo e devi ballare. Quando cominci a scrivere succede un po’ la stessa cosa: inizi e poi continui a far ballare le dita sulla tastiera augurandoti di essere in grado di offrire ai tuoi lettori uno spettacolo di alto livello.
La settimana scorsa, le stagioni dell’amore per la scrittura si sono fermate alla soglia dell’estate. Oggi, invece, questa soglia è il momento di varcarla. Perché, in fondo, siamo tutti attesi a un qualche varco. Quindi non ci resta che brindare con tutto l’entusiasmo che abbiamo al varo di ogni nostro progetto e imbarcarci con tutto il coraggio che ogni timoniere del proprio destino è indispensabile abbia. Tu, intanto, sei sbarcato in questo articolo: perciò perché non ti immergi nella lettura del post?

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Voglio fare con te ciò che la primavera fa con i ciliegi

voglio fare con te ciò che la primavera fa con i ciliegi
Se c’è una cosa che mi piace della con-divisione è che, a dispetto del nome, non divide affatto. La condivisione unisce. Unisce perché fa sentire le persone intimamente connesse come fiori cresciuti nella stessa aiuola. Fiori che, per quanto mani diverse potranno raccoglierli e nastri differenti tenerli legati in improbabili mazzi colorati, resteranno per sempre in qualche modo legati. Gli uni agli altri.
Mentre scrivo penso a Truffaut e ai suoi 400 colpi. E penso che, in questo colpo di testa con cui ho deciso di pubblicare l’impubblicabile, di dare voce al più ostinato dei silenzi, ho dato vita alla mia personalissima operazione di ribellione. A colpi di 500 parole.
Ti spiego: tu adesso leggerai lo scritto in assoluto più vecchio (ergo per antonomasia più adorabilmente imbarazzante) che ho trovato sul mio pc. Insomma, ti sto per fare una confidenza. Anzi, quasi una confessione.
Quindi qual è, tra le tante cose che potresti fare, per reazione, la migliore? Naturalmente darmi pan per focaccia e, in tutta risposta a questo mio perdere (del tutto) la faccia pubblicare ovunque tu voglia, spedire in cielo con uno striscione, affiggere su un cartellone, qualcosa scritto da te. Un racconto intero o, come in questo caso, solo un incipit. 500 parole mandate alle Termopili in sacrificio per noi. Affinché poi ci si senta rigenerati come dopo due giorni alle terme.
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Epopea di un blogger: braccio di ferro per un tozzo di popolarità

Epopea di un blogger: braccio di ferro per un tozzo di popolarità
Proemio: il Muso di questo post è stato Mr Tozzo con un suo commento a un mio post. Sì, proprio quel Mr Tozzo che ha fatto il suo ingresso da pioniere nel mondo informatico armato di “un favoloso Amiga 500”.
Alla fine ce l’hai fatta. Un attimo prima di salire quell’ultimo gradino hai sentito tutto il peso dell’esitazione farti levitare il piede. I timori, che nella levità di un’antica spensieratezza avresti dimenticato in giro come maglioni di un inverno ormai passato, in quell’istante, per un istante, ti hanno letteralmente gelato il sangue. L’ansia da prestazione, un minuto prima di quella tanto attesa presentazione, ti avrebbe permesso di passare comunque all’azione? Quando la suola della tua scarpa ha sentito il terriccio sul palco e quella gomma masticata e poi buttata da chissà chi lo hai capito: c’eri riuscito, eri sul palco. Così ti sei schiarito la voce e, dopo i primi convenevoli, hai iniziato ad aspettarti qualche applauso. Anche a costo di apparire venale.
Ma, anche se il concerto del tuo blog è iniziato già da un po’, non stai di certo ricevendo un fiume di commenti e complimenti, di condivisioni e riconoscimenti. Insomma, non ti sdrai di certo su un effluvio di fiori lanciati sul palco insieme per tessere le tue lodi. Più che altro è il tuo piagnucolare per lo sconforto che potrebbe riempire il letto del Po.

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La stagione della scrittura (Parte 1)

la stagione della scrittura (parte 1)
Scrivere su un blog significa anche avere la penna sempre porta a partire. E leggendo si fa il pieno alla propria penna. Difatti il primum movens per questo mio scritto è stato proprio il leggere un post scritto da un’altra penna: l’adesione di PennaBlu a un meme sulla propria scrittura mi è sembrata un’idea così aderente alla mia inesausta curiosità che ho pensato “devo proprio scriverne!
L’idea poi, naturalmente, si è evoluta. In fondo, scrivendo, noi non facciamo che inneggiare continuamente all’evoluzione? Le singole lettere si uniscono e insieme, forti del fatto che l’unione fa la forza, evolvono in parole. E poi le parole diventano frasi e le frasi diventano libri e i libri diventano mondi. Questo post, quindi, più che un flusso di coscienza in cui riversare il fiume in piena del mio rapporto con la scrittura sarà come una piscina: siete invitati a nuotare con me anche una volta finita l’estate. Nuoteremo infatti attraverso i dodici mesi dell’anno. Perché la stagione dell’amore per la scrittura non è sempre rose e fiori ma anche quando è neve invernale o foglie gialle d’autunno è una stagione che vale la pena vivere.

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Il filo rosso della scrittura che si fa amare tra remi, rame e trame

Il filo rosso della scrittura che si fa amare tra remi, rame e trame
Remando, sulla tua barchetta fatta di curiosità, per navigare nel mare di internet scopri che (citando Wikipedia) la coppia di termini “tema” e “rema” (rispettivamente dal greco θῆμα, thema, “ciò che viene posto”, e ῥῆμα, rhema, “parola”) serve a distinguere, nel contesto di un enunciato, quanto si riferisce a ciò di cui si parla (tema) da quanto su di esso viene detto (rema).
Pensi così a come scrivere sia un po’ come preparare un piatto di ramen: di ramen in Giappone ne esiste una gran varietà come di varianti di stili di scrittura ce n’è un’infinità. Quando mescoli gli ingredienti della tua ricetta di scrittura i diversi sapori che il tuo inchiostro può avere li stai intrecciando.
Proprio come intrecci le parole quando costruisci una trama e lasci che i pensieri corrano legati da un filo come il filo rosso del destino che ti lega alla tua “anima gemella”: la scrittura. Perché la scrittura è per te l’altra metà della mela.

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Le 4 operazioni nella scrittura

operazioni scrittura
In questo momento vorresti imbarcarti in una faraonica esperienza di scrittura? Sogni di fare un tuffo dove l’acqua è più blu un po’ come fece Egeo? Se ti sembra però che il Nilo non renda più fertile il terreno della tua creatività e non puoi fare a meno di paragonare le tue fatiche da scrittore alle dieci piaghe d’Egitto per riflettere un po’ sulle operazioni da fare continua a leggere questo articolo. No, fidati, non sarà un noioso papiro.
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Cena con scritto: la tua cotta per la scrittura sopravviverà?

cena con scritto
Un blog è un po’ come un banchetto sempre aperto. Tu lettore, invitato tra le pagine di un blog, hai davanti a te diverse pietanze tra cui scegliere. Ogni post ha un gusto tutto suo ma, sebbene le ricette con cui gli scritti sono stati preparati siano di volta in volta diversi, ogni blogger che si rispetti mette in ognuno di essi quel famoso “tocco dello chef” che rende ogni portata inconfondibile e che porta il lettore/commensale ad aver voglia di ritornare in quel blog/ristorante a nutrire i suoi occhi affamati di articoli.
I ristoranti hanno un menù, no? E qualche volta c’è anche un menù fisso. Pasti ben organizzati un po’ come i post programmati. Ma gli imprevisti capitano. Come quando nel bel mezzo di una cena organizzata a menadito ci si accorge, troppo tardi, che anche a un assassino è stato spedito un invito. Durante le abbuffate di scrittura di un blogger i “delitti” possono essere i più disparati. Pensa a quando hai smesso di guardare a un tuo sogno come a una retta parallela con cui non ti saresti incontrato mai.
Hai trovato la tua meta, hai sognato un punto di incontro tra te e la tua ambizione e così il tuo percorso e la traccia del tuo sogno sono diventate due rette incidenti. Proprio per questo capitano gli incidenti: gli imprevisti non entrano mai in gioco solo nella vita di chi non si mette mai in gioco.
E poi, in fondo, gli incidenti di percorso, col senno di poi, non sempre si rivelano un male. A volte sono esattamente ciò che ti serviva per avere la giusta spinta per cambiare direzione. Perché può capitarti uno strano tipo di “delitto perfetto”: quello che ti porta allo “scritto perfetto” provocando in te il giusto cambiamento.
 
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