#Scrittura28: il gioco è bello finché dura (e dopo?)

Dicono che “tutte le famiglie felici si somigliano, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”.
(Il disegno stupendo che stai ammirando racconta di #Scrittura28 è frutto delle mani e della mina di Gaspare Burgio alias Nuvole Prensili che si è preso tutto il nostro stupore e sono certa si prenderà anche il tuo)
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Lo scrittore felice fece i libri brutti. (Sottotitolo: almeno è breve)

Solo le labbra delle ferite dicono la verità.
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#Scrittura28, il gioco per te che sei fatto d'inchiostro

Siamo (fatti dal) le cose che tocchiamo, quelle che ci toccano e anche quelle in cui ci riconosciamo. Per questo quelli che sono fatti di scrittura sono così aggrovigliati: la penna è una rete.
Spesso cerchiamo altre “tazze rotte nello stesso punto” per non cadere a pezzi e apprezzare meglio ciò che ci circonda ma, a volte, più che di compagni di talamo abbiamo bisogno di compagni di Calamo.
Sì, caro compagno, il soggetto raffigurato nell’immagine che stai guardando è proprio un incredibile calendario.
Appena l’ho visto ho pensato “ci somigliamo”. Perché funzioniamo a inchiostro. Anche tu vai avanti a biro, amore e fantasia? Allora dovresti proprio prendere parte al gioco #Scrittura28.
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Il blog come specchio dello scrittore
Scrittori, self-publishing, blog d’autore, twitter… Ecco le parole d’ordine per aprire le porte di questo post.
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Un #blog è una loco(e)motiva

Tutta la scrittura inizia da un’invenzione. Che poi, a dirla tutta, per inventare oltre all’inventiva che ti rende in grado di creare serve la pazienza di scavare e di continuare a credere che c’è qualcosa da scovare. Sì, perché la parola “invenzione” deriva da “invenire” e “invenire” vuol dire proprio trovare.
Tu sei pronto a fare il trovatore usando il blog come detector?
Quello che i #blogger non dicono

In principio furono le donne. Loro, con le loro gambe lunghe (ma oltre le gambe c’è di più), loro che lasciano cambi il vento mentre loro… Cambiano? Mannò(ia). Poi anche uno scrittore in gamba come Nicholas Sparks decise di iniziare a non dire certe parole. Tanto per non far annoiare il lettore. Tu, invece, proprio tu che le tue parole, invece che affidarle a una bottiglia, hai deciso di spedirle a passeggiare nell’imbottigliatissima autostrada del blogging hai qualcosa che (pensi ma) non dici?
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Web writer: 9+1 consigli tutti da… masticare

A Seattle c’è un muro. E tu penserai “e quindi? I muri sono ovunque”. Sì, hai ragione. I muri sono ovunque. Come sono ovunque, nel web, anche gli scrittori. Ma a volte i muri sono diversi, particolari. Proprio come accade con le persone.
Questo muro a Seattle, di cui puoi ammirare qua sopra la foto, (se ti sei avvicinato allo schermo per cercare di capire meglio di che si tratta hai fatto la stessa cosa che ho fatto io appena ho visto quest’immagine)è un muro tappezzato di chewing-gum. Sì, tappezzato proprio di quelle gomme che mastichi come mastichi le parole che ti nutrono prima di sfamare con esse i tuoi lettori.
Tu pensa a quanto all’inizio queste gomme devono essere state un problema per la città. Immagina quante volte si sarà cercato di interrompere questa abitudine di attaccare le gomme. Poi qualcosa è cambiato: un problema è diventato un’opportunità. Un po’ come stai facendo tu con la tua irresistibile voglia di scribacchiare: stai lavorando per incanalare la tua passione e per aumentarne l’attrattiva. Proprio come il muro di Seattle che è diventata una grande attrazione turistica.
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4 miti da reinventare per diventare un mitico blogger/web writer

Questo post nasce da un dialogo. Del resto quando scrivi, e ciò che scrivi lo pubblichi, non stai forse iniziando un dialogo? Ti dirò di più: io dico che per scrivere (e quando dico “scrivere” intendo “scrivere bene”, lo sai) serve il metodo DICI. In che consiste?
- Dialogo: quel dialogo fondamentale che riesci a instaurare col tuo lettore
- Interesse: sia l’interesse che tu stesso nutri verso ciò che fai sia l’interesse che riesci a suscitare
- Confronto: la voglia di metterti in gioco confrontandoci senza sosta
- Impegno: l’impegno che profondi nello scrivere ogni singola parola
Sai, io ci ho messo impegno a scrivere questo post. Perciò spero accenda il tuo interesse e la tua voglia di un confronto. E che faccia nascere un dialogo.
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La stagione della scrittura (Parte 3)

Gli ombrelloni sono ancora aperti. Ombrelloni che potrebbero ben ripararti da una pioggia di occasioni. Quelle occasioni che a volte si preferisce schivare per paura delle conseguenze che dopo averle colte si dovranno sopportare. Gli ombrelloni però presto si chiuderanno. Come le porte che si chiudono in faccia al vecchio anno quando sulla soglia ce n’è già uno nuovo. Un nuovo anno in compagnia della scrittura. Gli ombrelli si chiuderanno perché “l’estate sta finendo”. Quindi un anno se ne va. E stai diventando grande. Anche se, magari, non ti va perché non ti va di cambiare classe come durante gli anni della scuola. Perché, anche se sai che per te la classe non è acqua ma inchiostro, l’idea di cambiare la classe del tuo vagone ti fa venire il magone. Perché, anche quando si tratta di far fare un salto di qualità alla tua scrittura, saltare vuol dire sempre rischiare e trovare il coraggio per iniziare un nuovo percorso come scrittore.
Il meme che mi ha incuriosito sul blog di Daniele Imperi ha dato vita a una reazione a catena. A un post che da uno è diventato trino. Del resto siamo qui per scrivere, non per alle bambole pettinare il crine. Se l’inverno, prima che una stagione, è uno stato d’animo, ogni stagione della scrittura può esplodere in tutta la sua potenzialità se si riesce a esprimersi senza catene. Ti va di vedere come sono concatenati i mesi dell’anno alla scrittura?
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