2015 incanti(ere)

2015 incanti(ere)
Io questo articolo non l’ho scritto per te. Mi dispiace.
Perché tu te ne stai lì immobile e ti racconti cheè giusto così mentre qualcuno ti calpesta i fianchi e ti senti un po’ franare ma nessuno ti ha insegnato a urlare. No, non l’ho scritto per te, montagna. Ma per chi se si rende conto che è il caso di venire da te ci viene pure. Tanto poi ti scala. Con sogni grandi come elefanti dentro corpi di farfalle.
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L'annunciazione del #BOOKaniere

l'annuncazione del #bookaniere
Una volta è stato per ore a testa in giù immerso in un blu disperato.
Un’altra volta, invece, si è sentito come devono sentirsi le stelle quando affondano in una distesa liquida e rovente di nero assoluto.
Un’altra volta ancora, come se queste due volte non bastassero, ha battuto la testa così forte contro una lettera bianca e algida che non voleva saperne di farsi leggere che alla fine la lettera è saltata come saltano le coperture quando qualcosa ti sbatte da una parte all’altra con violenza, neanche fosse un vento che ha messaggi per tutti, ma non per te, e allora tu lo zittisci. Col segno che si fa quando si vuole zittire.
Mi suggeriscono di dire “il sorriso”. Ma io no, io non voglio rispondere “il sorriso”. Ma un dito. “L’indice”, per essere precisi. Di te è questo che mi ha colpito: il tuo dito indice.
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Co-me-te

co-me-te
Premessa: se il blog è una terapia (e io no, qui non vi linko tutti i post in cui ne abbiamo parlato, sì abbiamo, plurale, perché i miei post sono uno spunto poi tu e tutti gli altri “tu” che passano di qui possono coglierli o lasciarli marcire come semi caduti nel terreno sbagliato) allora ogni blogger diagnostica il proprio “problema”, cerca la propria cura, distribuisce articoli come medicine e ogni cosa che scrive è una pillola. Da infilare in un filo. Perché certe volte le parole sono pillole e perle al tempo stesso.
Promessa: quando ho aperto questo blog (e tu, se passi di qui spesso, dovresti saperlo che il blog è neonato e non è ancora morto ma non è un non-morto del tipo zombie. Direi proprio di no) ho fatto una promessa sia a me stessa sia a chi avrebbe scelto di dedicarmi la sua attenzione e il suo tempo. Ho promesso di essere il più possibile autentica e quindi vicina all’idea di me stessa (come Almodovar insegna) e di non dissetare mai la sete di miglioramento e di confronto. Per questo vado oltre i miei limiti, posto qualcosa che scrivo e quando vedo che anche tu che mi stai leggendo spingi ogni giorno un po’ più in là i paletti che ti eri imposto di avere allora penso che siamo tutti sempre un po’ più avanti ed è per questo che per incontrarci non abbiamo bisogno di darci un appuntamento: ci incontriamo strada facendo.
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Un'alba mancata come un'uscita in autostrada

un'alba mancata
Ti sarebbe piaciuto nascere a maggio. Perché a maggio il sole resta a giocare con i monti, ormai verdi, ogni giorno un po’ di più e sapessi quanto si diverte! I raggi avvolgono ogni filo d’erba e sembrano davvero non dimenticarne nessuno: a volte la neve è particolarmente crudele e pare cancellare ogni traccia del colore della speranza ma il sole ha sempre la forza di sopportare ogni scempio.
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La classe non è acqua. Ma #scrittura.

la classe è scrittura
– Ho un problema.
Spara.
Ho un libro dentro  e non so quando l’ho ingoiato. E quando lo dico in giro la gente non sa mai se offrirmi una penna o una lavanda gastrica.
– A te che serve?
– Forse una mano per quando scrivo scrivo scrivo e il tunnel carpale sembra diventato un tunnel senza via di sbocco. O forse una cura contro il male di scrivere.
– Sicuro che il libro non ti è caduto in testa? Vuoi andare in ospedale?
– Un reparto di scrittura intensiva, ecco quello non sarebbe.
– Devo dire che farti felice è proprio semplice, eh. Anche quando andavamo a scuola eri un po’ strano.
– Che vuoi farci, la classe non è acqua. Ma un posto in cui puoi contare sul tuo compagno di banco.
– Sei bravo con le parole per essere uno che ha un libro incastrato in gola. Chi vorresti nella tua classe che non è acqua ma inchiostro?
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Di scritti a-p-p(r)e(zzat)i

servizi di scrittura
Caro lettore ti scrivo perché sto scrivendo un po’ e siccome so che ti piace leggere più forte ti scriverò. Da quando questo blog è partito si sono susseguite tante novità, l’anno vecchio (è settembre!) è finito ormai ma quando scrivi (per qualcuno e non solo) c’è sempre qualcosa che se ti impegni può andare meglio di come va.
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Memorie di un uovo

fame di scrittura
In principio sei un uovo. Sei un uovo con tanto di guscio che ovatta le cose brutte, certo, ma anche quelle belle ma tu sei un uovo, un uovo ancora con il guscio per giunta, e non immagini ancora che ci siano tutte queste cose belle capaci di risucchiarti in un vortice come fanno le bottigliette vuote con i tuorli.
Poi il guscio si incrina e tu prima vorresti provare a rimediare e riattaccare quei pezzi di te che sembrano aver voglia di andarsene usando la colla che hai negli occhi quando leggi gli scritti degli altri. Ma poi ti sei ricordato di quella frase che dice che una crepa c’è in ogni cosa ma va bene così perché è da lì che entra la luce. Allora pensi che forse è il momento di venir fuori.
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