Un tuffo dove l'acqua è più tu

Da quando ci sei sei parallelo alla mia linea del destino. A un certo punto è successo, la mano ha premuto troppo forte dove non avrebbe dovuto e non ha saputo fermarsi in tempo. Le mani quasi mai sanno fermarsi in tempo. Così ora ti porto addosso come un segno.
C’è un momento in cui sulla pelle sei come un taglio coperto di c(‘)era, una linea dritta e bianca. Poi mi fai male, perché non ti hanno mai insegnato altro modo per far sentire che ci sei, un modo diverso da questo stillare rosso che brucia come se non ci potesse mai aprire un varco, da nessuna parte, senza mietere qualche vittima.
Ti auguro di essere così, sempre: come una bocca mai chiusa, perché tanto anche se la bocca viene tappata la domanda resta sospesa quindi tanto vale non serrarla, così a braccia parte come lembi di una ferita, ma aperte per accogliere ciò che fa bene, non ciò che fa male.
Ti auguro di essere, in questo momento esatto della tua vita, come la pelle quando preme troppo forte contro qualcosa e così, per quanto sia elastica, a un certo punto non ce la fa più.
Ti auguro di essere arrivato al punto di rottura perché a volte pensiamo che le cose (tutte le cose) vadano preservate a tutti i costi ma le cose veramente forti si temprano di più se ne metti alla prova la tempra. E ciò che è (e ti rende) debole è bene si rompa, ché tanto non andrà del tutto perduto perché nulla si (crea e) distrugge. Tutto si trasforma.
Mi piacerebbe tanto se mi portassi con te nella tua trasformazione. Guardiamo insieme come?
Aspetta! Prima c’è per te una lettura propedeutica, anzi pure un’altra lettura da sbarramento e sbarellamento
Accidenti, c’è anche da leggere questa roba qua sulla scrittura che ti fa strappare i capelli e un’altra sui campi di concentrazione in cui si raccolgono litbox invece di cotone
Ok, puoi andare.
Ah, no, un attimo, qualora ti stesse ronzando in testa questa domanda, sì, parlo di un taglio. Vero. Quante licenze poetiche.
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Senza parole
Calamorso e… Chat

Leggere questo post prima del precedente non è come mangiare il dolce prima del primo (cosa che vuoi lo puoi fare, se ti va puoi pure concederti questa inversione senza che qualcuno si faccia male, davvero). No. Leggere questo post prima di aver letto En train de (il primo Calamorso) è severamente vietato da tutte le convenzioni che avrebbe questo posto se questo posto avesse delle convenzioni ed è fortemente sconsigliato da 10 medici su 10.
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En train de (il primo Calamorso)
Dei nostri risvegli condivisi
salgo a bordo ogni volta che deraglio.
Dormono i binari uccisi
su tragitti abbandonati in travaglio.
Rinati percorriamo a ritroso i nostri vizi.
Ma c’è una verità che non osi pronunciare:
ci siamo affezionati agli inizi
e no, non possiamo cambiare.
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Le cose che non scrivi

Attenzione, attenzione, non si tratta di un’esercitazione! Sei davvero di fronte a un nuovo post. Con qualche novità da ascoltare e appuntare sull’orecchio fatto a un libro che non c’è.
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Perché la scrittura è… Goya
Era lì, con gli occhi talmente sgranati che veniva da domandarsi quanto male stesse fotografando il mondo. Era lì, con le pupille talmente spalancate, che veniva da chiedersi se dentro avesse davvero tanto spazio per accogliere tutto quello che passando dalle pupille gli si sarebbe potuto facilmente infilare dentro. Era lì e ci ripeteva “avrete sempre una qualche scusa per non vivere la vostra vita” (Ciao Palahniuk, papà di tutte le cavie d’inchiostro, tante grazie, sempre tante)”. Per questo l’annuncio, la proposta, l’idea sparata in faccia come pallottole a aria compressa, ci sembrava così allettante da volerci tirare indietro eppure così spaventosa da non poter far altro che coglierla al volo:
“Doveva essere un ritiro per scrittori. Un posto sicuro. Una colonia appartata di scrittori, dove avremmo potuto lavorare… Nient’altro che persone che leggono storie ad alta voce. Persone in cerca di un’idea capace di emanare la sua eco per l’eternità”.
Di corsi e discorsi

(Cucciolo di cane Corso -ah ah ah che ironia sottile, che raffinato gioco di parole, che elegante danza di assonanze e consonanze- con occhi blu. Che poi si fa presto a dire “blu”. Gli occhi, sulla carta, per tenere altri incollati, alla carta, dovrebbero essere occhi color “mercurio”, o “petrolio” o “cielo di marzo dipinto a acquerello dentro una soffitta fredda che tanto è marzo e il peggio è passato”, o color “ambra” anche se a volte, saper conservare le cose dal tempo, per tanto tempo, non è poi questa gran dote se ti ritrovi solo insetti brutti e inclusioni fastidiose).
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