
Tutti gli scrittori sognano lettori pronti a fare le fusa a ogni loro scritto. Ma per riuscire a infondere in ogni lettore la voglia, anzi, quasi la necessità di arrivare fino in fondo alla pagina, al racconto, a un intero libro, è necessario aver prima infuso in ogni singola parola passione e impegno.
Se tu hai una cotta per la scrittura sai bene quanto a volte la relazione con le parole possa essere complicata. Anche quando si è assolutamente convinti che la scrittura è l’altra metà della mela. La verità scottante è che, pure se la passione per la scrittura è bruciante, può essere difficile, in prima battuta, trovare lettori desiderosi di farsi scaldare dal sole delle proprie parole. Purtroppo è decisamente più probabile che le proprie parole restino sole, senza nessuno sguardo che si posi su di esse e le inciti a spiccare il volo.
Il lettore vuole essere… pungolato
Sì, il lettore vuole essere stimolato. Ma no, ciò non vuol dire che i tuoi lettori debbano essere ricoperti di becere provocazioni mentre la cera, ormai consumata, lascia sempre più scoperta la miccia della tua fiammella da scrittore. E no, ciò non significa neanche che tu devi sollecitare continuamente la lettura di ciò che scrivi. Né che sia la scrittura di un post l’opera in cui ti sei impegnato, né che sia la stesura di un romanzo l’impresa in cui ti sei imbarcato.
Pungolare il lettore vuol dire far gola alla sua attenzione riuscendo a colpire le corde giuste senza però mai dimenticarsi di usare le proprie corde, vocali, per cantare la storia che si vuole raccontare. Pungolare il lettore non significa pungerlo come una zanzara che vuole suggere preziosa attenzione ma vuol dire bucare lo schermo o la pagina forando il lettore con la freccia di Cupido per suggellare l’unione tra scrittore e lettore affascinandolo con le proprie parole come un principe del Foro.
Ogni scrittore ha un pungiglione
Lo so, a volte quella sedia davanti alla scrivania, quella sedia su cui ti siedi per metterti a scrivere, ecco, proprio quella sedia lì, a volte ti sembra… Scottante. Hai tante storie che ti ardono dentro ma ti senti inquieto come un gatto che ha di fronte a sé una cesta piena di gomitoli. Ma non riesce a trovare il bandolo della matassa.
Possono esserci momenti in cui ti sembra incredibilmente difficile impugnare la tua penna e spiccare il volo. In quei momenti tutti i tuoi pensieri su ciò che vorresti scrivere ti sembrano soltanto un ronzio fastidioso. È in questi momenti che, più che stendere un testo, ti senti pronto a stendere un punching ball su cui sfogare la frustrazione di non riuscire a mettere due parole in fila. Ciò che puoi e devi fare in frangenti simili è usare questa foga per tirarti fuori da questo tunnel in cui ti sei infilato.
Ogni scrittore ha un pungiglione da cui sgorgano le parole. E, anche se a volte questo pungiglione diventa fonte di veleno per il suo stesso possessore, è proprio con la punta della propria stilo che bisogna forare la ragnatela dell’inconcludenza per poi dedicarsi a tessere una nuova storia: la propria.
Punti di contatto
Affinché il lettore consideri le tue parole nettare è importante che tra te e il tuo lettore si crei una speciale connessione. Perché quando uno scritto suscita qualcosa “galeotto è il libro”, certo, ma “galeotto è anche chi lo scrisse”. Il lettore cerca il contatto innanzitutto con la storia: chi legge, dalle parole, vuole essere toccato. Ma poi, allo scrittore emergente ammantato di sterile mistero, potrebbe preferire l’autore con cui può entrare in contatto dopo aver vestito i propri occhi con le parole di questo autore.
Successo e segni d’interpunzione
Magari tra te e i tuoi lettori ti sembra che un punto in comune ci sia eccome. Peccato che sia un punto morto. Perché hai la convinzione che il tuo percorso da scrittore ha subito una battuta d’arresto. Tutto è iniziato con una virgola. Giusto per prendere fiato. Hai posato la penna e ti sei riposato. Poi la virgola è diventato un punto e virgola.
Uno di quei momenti di passaggio tra una parte e l’altra del proprio testo intitolato Vita. Uno di quei punti che nessuno sa mai bene come gestire. Così la gestazione del tuo nuovo progetto si è rivelata più lunga del previsto e l’unico punto fermo che hai è la certezza di non riuscire a prendere in mano le redini di una storia diversa e diventare di nuovo capo di un nuovo capoverso.
Quando la strada che si vuole intraprendere è lastricata d’inchiostro c’è il rischio di scivolare in un pozzo di storie possibili ma mai partorite. Ma ogni punto della strada, con la giusta dose di intraprendenza, può diventare un nuovo punto di partenza. E non importa quanto ti sembri che il bilancio della tua vita abbia preso una brutta pendenza.
Tu a cosa punti?
Questo è il punto in cui, se ti va, puoi dedicarmi una pinta del tuo tempo. Lascia fermentare le parole che hai letto e poi usa questo spazio come faresti in un pub: per brindare insieme e chiacchierare.
20 commenti
Daniele · Aprile 28, 2014 alle 6:49 am
Io punto a vedere il mio nome sugli scaffali delle librerie 🙂
Ma più mi interessa puntare a soddisfare i miei lettori e a essere apprezzato per quello che scrivo.
Monia Papa · Aprile 28, 2014 alle 10:01 am
Vuoi che l’Imperatore di Pennablu non riesca a conquistarsi un posto nel cuore dei lettori e negli scaffali delle librerie?
Vai (però vai, eh) e torna vincitore! 😀
athenabruna · Aprile 28, 2014 alle 7:48 am
Vorrei partecipazione. Tranne qualche post di argomento vario, principalmente parlo di libri e film: sai quanti lo fanno? Credo che inizierò a procedere per genere e per autori, magari i preferiti; inizierò la sezione viaggi e poi, il progetto (se così si può chiamare) di filosofia&web. Su quest’ultimo conto molto, anche se qui non si può che puntare ad una nicchia. Meglio pochi, ma buoni e partecipativi: qualcuno sarà pungolato adeguatamente 😉
Monia Papa · Aprile 28, 2014 alle 10:05 am
“Principalmente parlo di libri e film: sai quanti lo fanno?”
Tutti parlano di tutto. Anche se domani decidessi di parlare solo della pesca del pesce palla troveresti di certo qualcuno che lo fa già. A questo punto la “concorrenza” può essere vista come una palla al piede da cui lasciarsi trascinare inevitabilmente giù o, come stai intelligentemente provando a fare tu, la si può vivere come occasione di confronto e di evoluzione 🙂
Su cosa si concentrerà la sezione viaggi? Viaggi che hai fatto o che vorresti fare?
Curiosissima di dare un’occhiata alla sezione filosofia&web non vedo l’ora sia inaugurata! 😀
athenabruna · Aprile 28, 2014 alle 10:44 am
E allora stai in linea, tra poco qualche minuti pubblico qualcosa che potrebbe piacerti, pur se non troppo filosofico 😉
Monia Papa · Aprile 29, 2014 alle 5:52 pm
La tua “Gigi” sarà contenta di fare un salto a casa tua per leggere qualcosa che “potrebbe piacerle, pur se non troppo filosofico” 😀
athenabruna · Aprile 28, 2014 alle 10:45 am
Ps: la sezioni viaggi è su quelli fatti, sono restia a fare quella sui posti che desidero vedere, per ora.
Mr Tozzo · Aprile 28, 2014 alle 8:30 am
Io punto ad essere, tramite il mio blog, un punto di riferimento per i miei lettori 😀
Monia Papa · Aprile 28, 2014 alle 10:07 am
E per esserlo dai sempre il tuo punto di vista, punti ai tuoi punti di forza, prendi sempre appunti perché c’è sempre da imparare e non hai paura di puntare su te stesso, veeero? 😀
Mr Tozzo · Aprile 28, 2014 alle 10:15 am
si si 😀
Sylvia Baldessari · Aprile 28, 2014 alle 11:17 am
Imperi Docet!
Gli scaffali son ancora ben lontani, molto lontani, lontanissimi… ma condivido il punto di vista del prode Daniele.
Monia Papa · Aprile 29, 2014 alle 6:17 pm
Sylvia! Che piacere averti qui! Benvenuta!
Magari gli scaffali ti sembrano così lontani perché li stai guardando dallo specchietto retrovisore dell’auto: ma lo sai che “objects in mirror are closer than they appear”, no? 😉
Grazia Gironella · Aprile 28, 2014 alle 8:21 pm
Nei miei romanzi vorrei fare emozionare il lettore, ma non di emozioni qualunque. Parlo di quelle che dopo ti lasciano un po’ scosso e un po’ migliore. Spero di riuscirci almeno in parte, prima o poi. Nei saggi, invece, cerco di fornire per quanto posso un aiuto tecnico e un incoraggiamento.
Proprio oggi stavo facendo sul mio blog pensieri simili a quelli di athenabruna. Non credo di voler parlare di tecniche narrative & co. in eterno. Mi piacerebbe piano piano allargare un po’ il discorso, per non annoiare gli altri e non annoiare me. L’idea mi è venuta scrivendo un post sul tai-chi per un blog amico. Vedremo! 🙂
Monia Papa · Aprile 29, 2014 alle 6:29 pm
Ci sono due elementi estremamente interessanti nel tuo commento:
1) Il valore della versatilità.
Mi piace sempre molto chi riesce a essere veramente versatile. Versatile di quella versatilità che non significa di certo fare un po’ di tutto e male, anzi. La poliedricità (come quella che hai tu, per esempio, che a quanto leggo, in un sol balzo, salti dai romanzi in cui fai sobbalzare il lettore dall’emozione ai saggi in cui “chiarezza e motivazione” è il tuo secondo nome) è secondo me una gran dote.
2) La ricchezza della varietà
Sono fermamente convinta che il modo migliore per “non annoiare gli altri” sia proprio non annoiare in primis se stessi. Quindi grazie Grazia per questi spunti e in bocca al lupo per tutte le tue evoluzioni! 🙂
Grazia Gironella · Aprile 29, 2014 alle 8:25 pm
Grazie, Monia! Detto da te sembra tutto speciale. Hai talento come “valorizzatrice” (e non solo, credo). 😉
Monia Papa · Aprile 30, 2014 alle 5:35 pm
Essere considerata portatrice sana di un talento come portare gli altri a vedere meglio qual è il loro di talento (quel talento che potrebbe facilmente sanare insuccessi e frustrazioni)… Mi sembra proprio un gran complimento! 😀
Grazie Gironella cara!
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