Lettera a un libro mai scritto

i libri sono come le stelle

I libri non cadono dal cielo. Anche se a volte sembra ce l’abbiano dentro, il cielo. E non li porta nemmeno la cicogna. Lo sai, vero? Così, anche se a volte ti senti un pollo a non scrivere, poi ti chiedi se “quel libro che hai dentro” non stia meglio sotto terra, sepolto dalle macerie di “mi piacerebbe ma non ci riesco”, invece che sotto un cavolo. Pronto per essere dato in pasto a lettori a cui di lui non importa un cavolo.

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Tutto quello che avreste sempre voluto sapere su self publishing e editoria a pagamento…

self publishing e editoria a pagamento
… Ma non avreste mai osato chiedere.

Se non all’Imperatore di Pennaland. Giocando, entrambi, a fare i finti tonti e scambiarsi domande poste con le bocche di altri e risposte date guardando ai fatti coi propri occhi.

Sì, si parla di self publishing e editoria a pagamento. Se ne parla sia qui che a Pennaland, l’isola della scrittura in cui ben si capisce come la scrittura sia al tempo stesso malattia e cura (ah no, il blog medicamentoso è il mio, scusa. Il fatto è che Penna è uno di quei posti in cui ti senti così a casa che anche da una chiacchierata privata può nascere un post con cui bruciare le retine ai lettori in una mattinata.)

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Tu mi in-segni

tu mi in-segni

Hai un modo di far volteggiare la voce che la fa sembrare aggraziata.

Sempre.

Perfino quando è vestita di calamite, che le pendono dai polsi, ammanettati a pali della luce spenti, perché ci sono posti in cui la tua voce non vorremmo entrasse.

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Pianto

 

Pianto

La gente è brava
http://www.arcanami.com/artisti-dettaglio.php?Prodotto=191&Artista=41


Ho in testa una testa che sta bene su tutto come il prezzemolo ma invece che di prezzemolo è piena di basilico e spero che tu sia per me il vaso.
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Perché la scrittura è… Goya

perché la scrittura è goya (cavie)

Booboo, la cavia più famosa del webbb


Era lì, con gli occhi talmente sgranati che veniva da domandarsi quanto male stesse fotografando il mondo. Era lì, con le pupille talmente spalancate, che veniva da chiedersi se dentro avesse davvero tanto spazio per accogliere tutto quello che passando dalle pupille gli si sarebbe potuto facilmente infilare dentro. Era lì e ci ripeteva avrete sempre una qualche scusa per non vivere la vostra vita” (Ciao Palahniuk, papà di tutte le cavie d’inchiostro, tante grazie, sempre tante)”. Per questo l’annuncio, la proposta, l’idea sparata in faccia come pallottole a aria compressa, ci sembrava così allettante da volerci tirare indietro eppure così spaventosa da non poter far altro che coglierla al volo:

“Doveva essere un ritiro per scrittori. Un posto sicuro. Una colonia appartata di scrittori, dove avremmo potuto lavorare… Nient’altro che persone che leggono storie ad alta voce. Persone in cerca di un’idea capace di emanare la sua eco per l’eternità”.

 

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Di corsi e discorsi

di corsi e discorsi
 
(Cucciolo di cane Corso -ah ah ah che ironia sottile, che raffinato gioco di parole, che elegante danza di assonanze e consonanze- con occhi blu. Che poi si fa presto a dire “blu”. Gli occhi, sulla carta, per tenere altri incollati, alla carta, dovrebbero essere occhi color “mercurio”, o “petrolio” o “cielo di marzo dipinto a acquerello dentro una soffitta fredda che tanto è marzo e il peggio è passato”, o color “ambra” anche se a volte, saper conservare le cose dal tempo, per tanto tempo, non è poi questa gran dote se ti ritrovi solo insetti brutti e inclusioni fastidiose).
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L'annunciazione del #BOOKaniere

l'annuncazione del #bookaniere
Una volta è stato per ore a testa in giù immerso in un blu disperato.
Un’altra volta, invece, si è sentito come devono sentirsi le stelle quando affondano in una distesa liquida e rovente di nero assoluto.
Un’altra volta ancora, come se queste due volte non bastassero, ha battuto la testa così forte contro una lettera bianca e algida che non voleva saperne di farsi leggere che alla fine la lettera è saltata come saltano le coperture quando qualcosa ti sbatte da una parte all’altra con violenza, neanche fosse un vento che ha messaggi per tutti, ma non per te, e allora tu lo zittisci. Col segno che si fa quando si vuole zittire.
Mi suggeriscono di dire “il sorriso”. Ma io no, io non voglio rispondere “il sorriso”. Ma un dito. “L’indice”, per essere precisi. Di te è questo che mi ha colpito: il tuo dito indice.
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Risposte dal Calamo: le domande della vita (di chi scrive)

Risposte dal Calamo: le domande della vita (di chi scrive)
Ci sono un sacco di cose che non crescono sugli alberi.
Tipo i biglietti del treno quando tu vuoi andare a annaffiare il tuo personalissimo ciliegio in fiore e invece devi aspettare una vagonata di tempo e smistare prima una vagonata di cose anche se la voglia di dedicarti alla cosa che fa con te ciò che la primavera fa con i ciliegi ti scoppietta dentro come l’olio in un fritto misto.
Tipo i biglietti perfetti per le occasioni perfette. O tipo le occasioni perfette. Perché tanto lo sai che appena ti fermi a pensare “accidenti, questo momento sembra un momento perfetto” allora i denti ti diventano più aguzzi, senti i secondi tra la lingua e il palato e nessun momento, al morso, si rivela davvero perfetto. C’è sempre qualcosa di sbagliato in mezzo.
Ma ci sono anche alcune cose che crescono eccome sugli alberi. Soprattutto di Natale (ché tutti a Natale hanno voglia di spacchettare anche la curiosità). Un esempio? Le domande che, prima o poi, uno che scrive si trova a affrontare.
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