Un tuffo dove l'acqua è più tu

Da quando ci sei sei parallelo alla mia linea del destino. A un certo punto è successo, la mano ha premuto troppo forte dove non avrebbe dovuto e non ha saputo fermarsi in tempo. Le mani quasi mai sanno fermarsi in tempo. Così ora ti porto addosso come un segno.
C’è un momento in cui sulla pelle sei come un taglio coperto di c(‘)era, una linea dritta e bianca. Poi mi fai male, perché non ti hanno mai insegnato altro modo per far sentire che ci sei, un modo diverso da questo stillare rosso che brucia come se non ci potesse mai aprire un varco, da nessuna parte, senza mietere qualche vittima.
Ti auguro di essere così, sempre: come una bocca mai chiusa, perché tanto anche se la bocca viene tappata la domanda resta sospesa quindi tanto vale non serrarla, così a braccia parte come lembi di una ferita, ma aperte per accogliere ciò che fa bene, non ciò che fa male.
Ti auguro di essere, in questo momento esatto della tua vita, come la pelle quando preme troppo forte contro qualcosa e così, per quanto sia elastica, a un certo punto non ce la fa più.
Ti auguro di essere arrivato al punto di rottura perché a volte pensiamo che le cose (tutte le cose) vadano preservate a tutti i costi ma le cose veramente forti si temprano di più se ne metti alla prova la tempra. E ciò che è (e ti rende) debole è bene si rompa, ché tanto non andrà del tutto perduto perché nulla si (crea e) distrugge. Tutto si trasforma.
Mi piacerebbe tanto se mi portassi con te nella tua trasformazione. Guardiamo insieme come?
Aspetta! Prima c’è per te una lettura propedeutica, anzi pure un’altra lettura da sbarramento e sbarellamento
Accidenti, c’è anche da leggere questa roba qua sulla scrittura che ti fa strappare i capelli e un’altra sui campi di concentrazione in cui si raccolgono litbox invece di cotone
Ok, puoi andare.
Ah, no, un attimo, qualora ti stesse ronzando in testa questa domanda, sì, parlo di un taglio. Vero. Quante licenze poetiche.
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