Alza la testa dal libro: fuori è magnifico

alza la testa dal tuo libro: fuori è magnifico
Fuori tutto è magnifico (come canta Fedez in una delle canzoni che qualche giorno fa mi è sembrata la colonna sonora perfetta per uno di quei momenti in cui ti alzi dal letto e tutti pensano che allora, dato che ti sei alzato dal letto, sei pronto a ascoltare gli altri.
Invece no.
Perché hai ancora nelle orecchie una canzone che ti dice che fuori tutto è magnifico. Ma tu un po’ di più. Perché tu sei come un ventricolo in cui una certa valvola non funziona bene: hai dentro di te non solo il sangue che giustamente devi avere ma anche il sangue che ti resta dentro, che torna indietro da tutto il resto e tu provi a abbracciare tutto il rosso che ti circonda. Finché tutto finisce in un tramonto. E dopo c’è pace nera.
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Braining d'autore

training d'autore e l'accademia delle belle storie
Pro-ces-sio-ne. Guarda che parola faticosa solo a dirsi. Una parola che ti dà l’idea di un percorso che si snoda lungo vie lunghe su cui si sono intrecciati i piedi e gli sguardi e i programmi di persone che magari pensavamo di non avere nulla in comune e invece. Invece hanno capito che non sempre scegli qualcuno con cui fare un pezzo di strada e poi cerchi la strada.
A volte sai solo la meta e chiedi a un orgoglioso abitante di Via del Calamo quale strada puoi fare per arrivare dove vuoi arrivare. Qui lo hanno fatto in tanti. Chiedendo, più o meno pubblicamente, dove trovarli questi compagni di viaggio necessari come sarebbe necessario un unicorno per spostarsi da un punto all’altro di un regno incantato.
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Scrittura di San Martino: maiale, oca e vino (pt.1)

scrittura di San Martino: maiale, oca e vino
Questo post è nato nel segno dell’imprevisto. Ma serve, anche l’imprevisto serve. Perché se l’arte imita la vita (e pure il contrario) allora la scrittura non può pensare di non fare i conti, almeno qualche volta, con gli imprevisti.
Questo post, quindi, è per me l’emblema di quello che mi capiterà e ti capiterà di dover fare mille e mille volte: accorgerti che quello che avevi costruito lo avevi costruito con il materiale sbagliato o nel posto sbagliato oppure la struttura era solida e il luogo azzeccato ma le cose a volte si distruggono comunque e così ciò che avevi creato è andato perduto. Ma quando capisci che tu sei più di ciò che hai fatto (e magari è stato rotto dal fato), quando ti rendi conto che sei come un fiore che è più della somma delle sue parti, allora capisci che per quante cose tu possa perdere tu, sì, proprio Tu, non sarai mai perduto finché non ti arrenderai all’esserlo.
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Scrittura (centro) commerciale

scrittura (centro) commerciale
Un cane è un cane anche se non abbaia e anche se non scodinzola. Un cane è un cane perché è un cane e non deve fare qualcosa di particolare per dimostrare di esserlo. Vale lo stesso per uno scrittore?
Uno scrittore che si sente scrittore è uno scrittore fino a prova contraria o lo diventa dopo prova (d’acquisto) del suo libro?
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Puzzle d(')i-scritti

puzzle
Se esistessero delle liste di proscrizione buone io, i nomi dei miei lettori (almeno di quelli che sono usciti allo scoperto, anche se fuori fa spesso un po’ troppo freddo) li scriverei subito sopra a chiare lettere. Così potrei mettere all’asta tutte le loro parole, così belle, così belle che ogni volta alzano un po’ più in alta l’asta della bellezza stessa. E sono salti. Di gioia. Salti su letti di sogni che non dormono. Perché i sogni li si realizza svegliandosi. E qualche volta, se si tengono gli occhi aperti abbastanza a lungo, ci si rende conto che allevare cuccioli di sogni a volte significa anche saper guardare oltre il proprio recinto e rendersi conto di quanto belli sono i cuccioli dei giardini accanto. Ecco come questo post è nato da un miscuglio di voci-commento nel post precedente che si è fatto canto.
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Di come scrivere per tante ore filate e far restare l’inchiostro dolce

Di come scrivere per tante ore filate e far restare l’inchiostro dolce
Per scrivere tanto (e bene) basta essere organizzati (?)
Fare la raccolta differenziata degli impegni e congelare umori, tendenze, emozioni e sentimenti. Cristallizzarsi in un modello e dividere il da farsi nei vari contenitori. Come quando fai la spesa e anche se la busta si rompe tu vai avanti perché sai che devi per forza andare avanti. E poi arrivi e rovesci sul tavolo un’accozzaglia di prodotti. E guardi il pacco più triste dell’insalata che hai trovato e ti chiedi se non sarebbe stato meglio comprare caramelle invece di ravanelli.
Basta questo? Forse no. Però c’è una cosa che se c’è tutto diventa più facile. Un po’ come la farina che ha dentro già il lievito e allora è più semplice far prendere forma alle tue parole, con dolcezza, senza forzature.
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