Uno scrittore piccolo piccolo

uno scrittore piccolo piccolo
Io se fossi uno scrittore vorrei essere alto due mele o poco più.
Perché la scrittura è come una mela al giorno che toglie il medico di torno e perché se sei alto due mele puoi sbirciare fin nei più intimi anfratti delle librerie e poi puoi diventare una crostata, anche se piccola piccola, una crostata che sa di buono, che sa di casa.
Vorrei essere uno scrittore piccolo piccolo per poter essere tenuto sul palmo di una mano come si fa con un regalo. Piccolo in un modo aggraziato. Piacevolmente tenuto in gran conto tanto da conquistare tutte le dita della mano.
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Chi ha paura della scrittura?

chi ha paura della scrittura?
Per prima cosa creiamo l’atmosfera. Non vorrai metterti a leggere così, senza neanche aver rotto il ghiaccio, vero? Non ti ha insegnato niente la lezione sulla scrittura del punteruolo
 
Musica. Ci serve della musica. Metti su la musica di Krzysztof Komeda con Mia Farrow che fa LaLaLa e tu che hai la pelle d’oca. Sì, la colonna sonora dei titoli d’apertura di “Rosemary’s baby”, esatto. E magari rispolvera “il seme della follia” di Carpenter.
 
E adesso? Adesso è il momento giusto per chiederti quanta paura hai della scrittura. Quanta paura hai che la scrittura ti fagociti come un mostro tritacarta e la carta dei tuoi scritti non sopravviva? E quanta paura hai che accada esattamente il contrario e la tua carta lasci di sasso gli occhi trita carta dei lettori?
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Le lettere d'amore delle centrali nucleari

le lettere d'amore delle centrali nucleari
Caro scrittore,
ti scrivo perché tu, a dispetto del nome, di metterti a scrivere sembri non avere alcuna intenzione. È per questa ragione che ho cercato alleati per prendere le foglie delle tue aspirazioni proprio mentre erano pronte a spirare e farne fogli su cui scrivere qualcosa per farti sospirare. Di alleati ne ho trovati una ventina. Incorruttibili come atomi. Quindi in realtà pronti, all’occorrenza, a farsi spezzare per rompere i pregiudizi su chi è pronto a scrivere anche se non così convinto di poterlo fare.

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Risposte dal Calamo: la pozione dello scrittore

pozione per scrittori
Una delle cose più belle di aprire un blog è ricevere un calderone di stimoli. Qualcuno ha bisogno della tua bacchetta magica (che magica non è ma è un caleidoscopio della magia che ci circonda), qualcuno ti chiede la ricetta di un incantesimo di scrittura e tu, rimestando la pentolaccia del tuo blog, cerchi di trovare per ognuno un consiglio su misura, una formula da applicare, una parola magica da sussurrare o, meglio ancora, alcuni ingredienti indispensabili che chi scrive dove sempre tenere nel cassetto, al posto dei sogni. E sì, anche al posto dei libri di un certo maghetto ché tanto la vera Scuola di Magia la stiamo già vivendo. (altro…)

Ti meriti questo post perché…

ti meriti questo post perché

  • Perché la lettura fa più belli quindi, ehi, tu sei qui a leggermi quindi sei di certo bello fuori e bello dentro.

 

  • Perché questo post è fatto della stessa sostanza delle stelline fosforescenti che si appiccicano sui tetti. E tu sei un tipo così… Brillante!

 

  • Perché se mi stai leggendo (cosa? Sei capitato qui per caso?) ti piaccio. No, mi spiace, ciò non garantisce che tu piaccia a me. Ma se mi dici chi sei possiamo vedere se…

 

  • Perché io sono in debito con te. Come tutti quelli che scrivono sono in debito con tutti quelli che li leggono.

 

  • Perché ho la sensazione tu abbia Saturno contro. O forse è solo che non ti è andata giù che uno come Ozpetek che con le fate ignoranti ci aveva tanto azzeccato poi abbia sbagliato proprio strada con il film con quel titolo lì.

 

  • Perché anche se non sarà o non è stata (come faccio a sapere a che ora mi stai leggendo) una brutta giornata ogni volta che un giorno finisce c’è sempre qualcosa che pensi avresti voluto/potuto migliorare e allora, non importa quanto tumultuose siano le acque in cui stai navigando, tu smetti i panni del timoniere perfetto per un momento e ti metti a leggere qualcosa scritto da qualcuno di cui non conosci neanche le dita che hanno battuto ciò che stai leggendo. Ma di cui conosci i pensieri. Perché questo è un modo strano in cui, sempre più spesso, dei contenitori, conosciamo prima i contenuti e poi le confezioni.

 

  • Perché le parole di questo post cioccolatoso ti si scioglieranno in bocca.

 

  • Perché la lettura ha le sue ragioni che la ragione non conosce. E non per tutto ti serve una ragione.

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Chi scrive è una mina vagante

uno scrittore è una mina vagante
C’è un bambino. Con le mani appiccicose lascia un’impronta delle sue dita piccole e paffute sulla sedia di vimini della nonna, la fissa con quei suoi occhi troppo grandi per quello che nel mondo merita di essere visto e con gli angoli della bocca ancora sporchi di marmellata le chiede:

“Stai scrivendo una storia che è capitata a noi? E che magari parla di me.”

La risposta della nonna non tarda ad arrivare

“È vero, sto scrivendo qualcosa di te. Tuttavia, più importante delle parole, è la matita con la quale scrivo. Vorrei che la usassi tu, quando sarai cresciuto.”

Il bambino è sbigottito

“Ma è uguale a tutte le altre matite che ho visto nella mia vita!”

Ma la nonna, senza esitazioni, ribadisce:

 “Dipende tutto dal modo in cui guardi le cose. Questa matita possiede cinque qualità: se riuscirai a trasporle nell’esistenza, sarai sempre una persona in pace con il mondo.”

(Le citazioni sono tratte da “Sono come il fiume che scorre” di Paulo Coelho)

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La scrittura? Un circo. Rosso e bianco

Il bianco e il rosso della scrittura
La scrittura è un circo in cui tu sei al tempo stesso ogni singola attrazione, il trapezista, il pagliaccio e perfino il tendone. Quel bianco e quel rosso insieme sono ipnotici e indispensabili. Affili le parole come coltelli e pensi a come gestire al meglio, mirando a con-turbare il lettore con i tuoi spettacoli d’inchiostro, altri due dei 6 cappelli per pensare: il cappello bianco e il cappello rosso.

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