
La scrittura è un gioco meraviglioso. Un gigantesco luna park dove ogni attrazione rappresenta non soltanto un genere diverso ma anche, e soprattutto, un diverso modo di approcciarsi alla materia da narrare.
L’ABC del luna park della scrittura
Adrenalina
A volte scrivere è come salire su una giostra. Magari una giostra come le montagne russe. Un brivido ti scuote prima di far partire la corsa della penna sul foglio e così lo capisci. Te ne rendi conto: scrivere può essere davvero un’esperienza elettrizzante. Cimentarsi nella scrittura significa accettare una continua sfida e, come di fronte a qualsiasi sfida che si rispetti, le reazioni possibili seguono essenzialmente la regola delle 3 f: fight, o flight, o freeze. Di fronte all’invito di un’attrazione al luna park che può sembrare un po’ pericolosa ma entusiasmante si può decidere di prepararsi ad aspettare anche una lunga fila pur di provare o dileguarsi, no? Quando si scrive è un po’ lo stesso: di fronte alle prove che inevitabilmente si provano sulla propria pelle di scrittore si può scegliere di scendere in campo e combattere o alzare bandiera bianca o, magari, alzare tra sé e i propri sogni letterari un muro di ghiaccio. Che però reggerà solo se la passione per la scrittura non arderà abbastanza da scioglierlo.
Baleno
Pensa alle luci vive del lunapark. A quelle luci che abbagliano proprio come il baleno che precede il tuono. Ecco, quelle lampadine sono niente in confronto a tutte le lampadine che ti si accendono in testa quando un’idea ti balena in mente. Quando una giostra è in azione sono diversi i segnali luminosi che indicano che è stata messa in funzione, no? Allo stesso modo prima che una tempesta di parole si riversi sul tuo foglio sotto forma di inchiostro è necessario che la tua penna abbia un colpo di fulmine e si innamori di un pensiero: se una trovata fulminea accende la tua creatività hai più possibilità di tuffarti nella scrittura come pesce grosso. Ma che dico grande… Enorme. Proprio come una balena. Che dall’alto della sua stazza ha una visione privilegiata. Un po’ come se fosse su una ruota panoramica in mezzo al mare.
Cammeo
Come dimenticarsi delle “terrificanti apparizioni di fantasmi” nel tunnel dell’orrore del luna park? Un cammeo in un certo senso non è molto diverso da queste comparsate: si tratta di una partecipazione breve di un personaggio noto in uno spettacolo teatrale o cinematografico che sia. Tu, che del film da te prodotto e girato “vita di uno scrittore”, vuoi essere il protagonista devi saper curare anche le apparizioni nei film degli altri. Ti invitano a pubblicare qualcosa di tuo su un sito? Ti chiedono di scrivere in qualità di ospite gradito? Ricorda sempre che un cammeo è un gioiello che, proprio per le sue esigue dimensioni, richiede una particolare attenzione nella sua realizzazione: per essere incisivo non lesinare mai sulla qualità delle parole che incidi.
Un blog… a bastoncino
Il tuo blog è un po’ come lo zucchero filato di quel luna park che è la tua scrittura. Ogni volta che scrivi un post ti impegni a dare corpo alle tue idee: cuoci i tuoi pensieri di zucchero con attenzione, badando bene a non lasciarle troppo a lungo sulla fiamma della riflessione e, quando senti che è il momento giusto, ti arrovelli quanto basta intorno a quel pensiero fino a dare forma al tuo bastoncino di zucchero che da “solo zucchero”è diventato “zucchero filato”. Perché sì, è innegabile: la letteratura di ogni articolo deve… filare.
Il tuo turno sulla giostra
Una sera d’inizio estate, guardando un film, mi ha colpita una frase. Perché certe battute sono come il “qualcosa di vecchio” che in un matrimonio è bene la sposa indossi: certe battute sono proprio da regalare: “tu sei come il lunapark. Fai di tutto per far divertire tutti. Ma non vedi l’ora che chi ha pagato il biglietto vada via così da poter essere ciò che sei”. Nel carosello degli scrittori che cercano di cavalcare il successo tu (come) ti diverti a scrivere?
19 commenti
Daniele · Aprile 3, 2014 alle 6:39 am
Bella quella frase finale 🙂
Io, appunto, mi diverto. Non mi interessa la concorrenza, perché non l’ho mai vista come tale. Quello che scrivo io, non lo scrivo gli altri e viceversa.
Mi piace pensare che nel vasto lunapark di generi letterari e di attrazioni mirabolanti io sia l’attrazione più bella, il fenomeno da baraccone che lascerà gli spettatori a bocca aperta. E tutti vorranno pagare per un altro giro e un altro spettacolo.
Bum! 😀
Monia Papa · Aprile 3, 2014 alle 9:12 am
“Mi piace pensare che nel vasto lunapark di generi letterari e di attrazioni mirabolanti io sia l’attrazione più bella, il fenomeno da baraccone che lascerà gli spettatori a bocca aperta. E tutti vorranno pagare per un altro giro e un altro spettacolo.”
Quindi l’ottovolante è un otto perché simboleggia il tuo talento infinito?
E quando si sale sulla ruota panoramica il panorama da guardare sei tu?
Magari proprio perché sei stupefacente come la donna barbuta?
Mi piace quello che ti piace pensare! 😀
“Quello che scrivo io, non lo scrivono gli altri e viceversa”
Questa tua frase direi che appuntarsela in testa è d’obbligo. Un pensiero così dovrebbe essere alla base di ogni rapporto con la colleganza. Qualsiasi sia il campo in questione. Perché è proprio nel tuo “non mi interessa la concorrenza, perché non l’ho mai vista come tale” che si racchiude l’importanza di guardare agli altri non come ostacoli ma come risorse.
athenabruna · Aprile 3, 2014 alle 7:43 am
Ti dispiace se continuo con le tre lettere successive? 😛
Monia Papa · Aprile 3, 2014 alle 9:13 am
Mi dispiace come mi dispiace saltare da un’attrazione all’altra quando vado al luna park! 😀
Dacci dentro, Bruna!
athenabruna · Aprile 3, 2014 alle 8:59 am
Eccolo qua! Spero che ti piaccia
http://athenabrunap.wordpress.com/2014/04/03/la-scrittura-e-come-un-luna-park-2/
glaurito · Aprile 3, 2014 alle 12:38 pm
“Come lo zucchero filato di quel luna park che è la tua scrittura”…
Posso ribaltare con te (se non i sedili del trenino) la prospettiva? Che fascino le storie ambientate nei luna park! Esempi a bizzeffe, joyland del King, tunnel of love dei dire straits, per restare in ciò che più amiamo… È anch’io, non so se lo ricordi, ambientai nel tunnel dell’orrore il primo bacio fra Lorenzo e Rossana. Altri tempi, ricordi ed emozioni che solo la magia del luna park, vissuta davvero o per mezzo dei nostri autori preferiti, sa donare. Grazie del gancio, zuccherina (filata, ahimè) 🙂
Monia Papa · Aprile 4, 2014 alle 6:53 am
“ricordi ed emozioni che solo la magia del luna park, vissuta davvero o per mezzo dei nostri autori preferiti, sa donare”
Ecco, leggendo questa frase (che fila che è una meraviglia. Un po’ come le note dedicate a quella ragazza nel tunnel dell’amore) è impossibile non fermarsi a pensare a come sia la scrittura che la lettura è come se in qualche modo offrissero l’occasione di rivedere ciò che si è vissuto, o ciò che si sarebbe voluto vivere, con occhi diversi.
Si rielabora la realtà e/o i desideri quando si smette di stare con le mani in mano. Sia che le mani si usino per impugnare una penna e scrivere, sia che invece vengano adoperate per sfogliare le pagine.
Mentre le foglie cadono e ci ricordano che il nostro libro lo scriviamo continuamente. Anche quando non ci accorgiamo di farlo.
girardihr · Aprile 3, 2014 alle 4:53 pm
Stai diventando brava, oltre che come scrittrice, anche come motivatrice! Una sfida, una scarica di adrenalina e tanto divertimento. Giá di fronte ad una sfida difficilmente mi tiro indietro, ma messa cosí lo scrivere diventa un gran bel challenge. E le regole di ingaggio le decide lo scrittore. Un’idea, una lampadina e un brivido lungo la schiena…. Mi sa che adesso scrivo un libro, magari un manuale che io come romanziere non credo potrei funzionare.
Brava Spiritello: hai motivato anche me 🙂
Monia Papa · Aprile 4, 2014 alle 7:17 am
Mi piacciono i “motivi emotivi”. Quelli che ti scuotono proprio come una scarica di adrenalina. Quelli che ti fanno aver voglia di sfidare in primis te stesso e tutti quei limiti che forse, per quanto tu sia convinto di avere, non hai davvero. Tu scriverai un libro meraviglioso: ho tutti i motivi per esserne certa 🙂
Lidia · Aprile 3, 2014 alle 6:59 pm
Scrivere è divertente, ma al contempo faticoso. Elettrizzante ma ad ogni modo pauroso. Scrivere è come trattenere il respiro sulle montagne russe: cominci la corsa all’inseguimento delle parole e poi non ti accorgi nemmeno di quando arrivi alla fine. Il tempo è volato più veloce di un battito di ciglia, mentre il tuo cuore e le tue dita correvano veloci sulla pagina mosse soltanto dall’adrenalina. Nella tua mente tutto può essere magnifico, il difficile sta nel portarlo sulla pagina, nel trasmetterlo al lettore. Forse lo scrittore assomiglia un pò anche ad un lanciatore di coltelli: segue e delinea i contorni del suo bersaglio senza permettersi, per nessun motivo al mondo, di ferire colui che ha di fronte. Spetta al pubblico poi dare sostanza ai suoi gesti, trasmettere il proprio calore e la propria partecipazione. Allo stesso modo sarà il lettore a dare il tocco finale all’opera plasmata dello scrittore.
Che luna park sarebbe senza nessun visitatore?! 🙂
Monia Papa · Aprile 4, 2014 alle 7:23 am
Stupenda l’immagine dello scrittore come lanciatore di coltelli. Mi sembra proprio di vederlo questo scrittore che, dopo aver affilato la punta della stilografica, cerca di prendere la mira per delineare al meglio i contorni dei suoi personaggi. Quando però si tratta di appuntire le punte per puntare al lettore forse il bersaglio vuole essere colpito.
Un libro, in fondo, è un po’ come un appuntamento: lo scrittore punta a conquistare e il lettore a essere sedotto. Irrimediabilmente (e piacevolmente) colpito e affondato.
Splendida anche l’idea che sia proprio “il lettore a dare il tocco finale all’opera plasmata dello scrittore”. Senza nessun visitatore il luna park non avrebbe proprio ragion d’essere, hai proprio ragione 🙂
Ti ringrazio per essere passata, Lidia, e spero di vederti presto di nuovo su questa giostra!
Alessandra Toni · Aprile 7, 2014 alle 11:13 pm
Cara Monia, dopo alcuni giorni trascorsi su una panchina, eccomi di nuovo salire sull’ottovolante delle tue parole…
E’ vero, la scrittura è una giostra che richiede un pizzico di coraggio, voglia di emozioni forti…talmente forti che ti paralizzano, mentre sei lì seduto nella carrozza dell’ottovolante, con le mani che stringono maniglie di acciaio o mani amiche…
E’ un po’ quello che accade, a volte, quando ci troviamo davanti a un foglio bianco: stringiamo forte la penna, sperando possa aiutarci e a volte vorremmo “scendere”, abbracciando quella seconda F di cui hai parlato.
Ma ecco che si parte…prima piano, poi sempre più veloce.
La paura prende un’altra forma. Una meravigliosa, entusiasmante forma…e magari quelle mani che prima stringevano con forza qualcosa, improvvisamente si liberano e volteggiano nell’aria, seguendo il movimento della giostra…
Ecco quindi che ti aggiungo un’altra lettera: la I.
La I di Infanzia: perché nella scrittura non dovremmo mai dimenticarci di proteggere la nostra parte più infantile, dove la fantasia e l’immaginazione volano sempre in alto…e con le braccia alzate verso il cielo.
Monia Papa · Aprile 9, 2014 alle 9:41 am
“E’ vero, la scrittura è una giostra che richiede un pizzico di coraggio, voglia di emozioni forti…talmente forti che ti paralizzano, mentre sei lì seduto nella carrozza dell’ottovolante, con le mani che stringono maniglie di acciaio o mani amiche…
E’ un po’ quello che accade, a volte, quando ci troviamo davanti a un foglio bianco: stringiamo forte la penna, sperando possa aiutarci e a volte vorremmo “scendere”…
Ma ecco che si parte…prima piano, poi sempre più veloce.
La paura prende un’altra forma. Una meravigliosa, entusiasmante forma…e magari quelle mani che prima stringevano con forza qualcosa, improvvisamente si liberano e volteggiano nell’aria, seguendo il movimento della giostra…”
Quanta energia in questo stupendo commento Alessandra!
A leggerlo viene proprio voglia di approfittare della fila per salire nella prossima giostra per riflettere: l’immagine da te suggerita di mani che prima stringono qualcosa e poi si “liberano e volteggiano nell’aria” è proprio suggestiva.
Mi viene da pensare che, forse, possiamo liberarci e volteggiare, lasciarci non solo trascinare dalla frenesia della giostra ma addirittura scoprire che la giostra siamo noi solo quando capiamo quanto sia importante stringere forte le nostre stesse mani per cercare in primis in noi le risposte alle domande che siamo noi stessi a porci, il coraggio per affrontare le paure che siamo noi stessi a creare.
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