String-(i)-Mi

Mi sfiori le labbra e scovi la lebbra. È la pelle caduta nelle collutazioni per l’incoscienza delle costellazioni. Librille Libri salvati, libri baciati, libri sognati, libri recuperati, libri abbandonati, libri (mai) dimenticati, libri che sono diventati coralli, libri che hanno Leggi tutto

Scribiatra

Distruggendo mandorle Faremo esplodere Palloncini di paure Inconsapevoli C’è il leone nei ruggiti Tu Guardi le mosche? Piangono blu Quaranta giorni, quattro fasi, e in quattro e quattr’otto hai quarantaquattro gatti che ti regalano vite e ti seguono ovunque 40 Leggi tutto

October Chest

Estirperò le tue voglie Come denti da latte cariati Aggrappati A tumefatti silenzi. I tuoi cieli avariati Squilleranno Contro la ruggine dei tuoi Soffitti spenti. Trenta giorni, tre materie, troppe sorprese, dica trentatré sennò sviene Le 3 materie: Anatomia I, Leggi tutto

Chiuse come le chiese quando ti vuoi confessare

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Bevo perché dentro sono arido.

Per uccidere questa cosa che ho dentro e che non vuole mai il bene,

vuole continuamente il meglio.

 

Ci siamo mescolati così a fondo, entrati così dentro,

che andando via ci siamo staccati a stento.

 

Non sei una prigione, al massimo sei la ragione

per cui uno sarebbe pronto ad andarci, in prigione

ma a volte le Madonne sbagliano croce

e le parole non portano indietro le persone,

al massimo le spingono più lontano

così lontano che

ti ripassano davanti perché il mondo, in fondo, un po’ cerchio è.

 

Vorrei che gli occhi chiudendosi facessero più rumore,

sembrerebbe una più degna conclusione,

nella mia scuola elementare c’era un muretto

i tuoi occhi hanno quello stesso colore.

 

Scendiamo le scale.

Sono bagnate.

Per fortuna andiamo piano.

Per fortuna?

Sì, ci siamo.

Ci stiamo.

Ci stiamo allontanando.

Ma (camminiamo) piano.

Per questo non te ne accorgi.

E non lo ammettiamo.

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Espresso

I nostri risvegli condivisi li hanno seppelliti ancora agonizzanti. I binari morti dormono su tragitti in puerperio e sfavillanti. Scissi ricomponiamo d’altre culle i pezzi. Ma c’è una verità non osi pronunciare: Ci siamo affezionati agli inizi. E no, non Leggi tutto

Burroughs, parole di burro e un progetto dentro cui scivolare

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“La mia teoria generale fin dal 1971 è stata che la Parola è letteralmente un virus, e che non è stata riconosciuta come tale perché ha raggiunto uno stato di relativamente stabile simbiosi con il suo ospite umano; vale a dire, il Virus Parola (l’Altra Metà) si è imposto così saldamente come parte accettata dall’organismo umano da poter adesso sghignazzare dietro ai virus gangster come la varicella e spedirli all’Istituto Pasteur. Ma la Parola porta chiaramente l’unica caratteristica di identità del virus: è un organismo senza altra funzione interna che quella di replicare se stesso”

(William S. Burroughs)

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L’imperdibile referendum dei gattiny da best seller

gattiny

Il punto è che siamo una repubblica.

Una repubblica fondata su cosa?

Sulle cose nel nostro manifesto, per esempio.

Tipo sulla porporina e sui mostri e sul #fattoremagenta?

Eh. E sul gelato e sugli unicorni e sugli arcobaleni e sulle somministrazioni endovena e sulle parole, una miriade di parole, e sulla felicità im-possibile e su ciò che è carino e atterrente e…

E sui gattiny che conquisteranno il mondo scrivendo romanzi da milioni di copie solo con qualche meow e le loro instagram-foto?

Stiamo diventando un regno grande in effetti. Serve un referendum.

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Come svoltare ad agosto con la tecnica del ghiacciolo

ghiacciolo

Ancora è troppo freddo. Non riesci a mangiarlo.

Ma allora, esattamente, cosa fai?

“Esattamente” niente.

Come, vedo che fai un sacco di cose!

Non “esattamente”.

Che vuoi dire?

Che non riesce a cogliere, nella mia voce, le virgolette.

Ora sì, puoi assaggiarlo. La lingua potrebbe restare attaccata come se tu fossi un novello Pavese che si è innamorato di una ballerina che volteggia sul ghiaccio e allora ora bacia i lampioni gelati sotto un inverno impietoso che non aspetta nessuno mentre lui, Cesare, sì che ha aspettato, ma a cosa è servito?

Al diavolo l’attesa, addenti il ghiacciolo.

Non ti seguo.

Ok. Ricominciamo. Faccio diverse cose. Spesso le sbaglio. Qualche volta ne azzecco una mentre avrei voluto azzeccarne un’altra come se mi avessero dato una pistola con la canna deviata.

Non ti servono pistole, tu hai le tue parole.

Questa mi è piaciuta. Ora ho proprio voglia di continuare a parlare con te.

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