I social media spiegati (d)al mio cane

i social media spiegati (d)al mio cane
Ti piace questo quadro? Se la risposta è sì tanto meglio ma se la risposta è no poco importa: anche se a una prima occhiata questo quadro non ti ha conquistato forse potrà farlo la storia che si nasconde dietro questa tela. Ma certo che te la racconto! Altrimenti che ci sto a fare qua?
Il quadro è stato dipinto da Franz Marc e, anche se il titolo è poi diventato “cane davanti al mondo”, il titolo originale era molto più eloquente: tradotto suonava infatti più o meno come “come il mio cane vede il mondo”. Sei libero di pensare che questo pittore tedesco,che probabilmente andava a far bisboccia con Macke e Kandinskij, avesse alzato un po’ il gomito quando decise di dipingere un quadro da guardare per indossare simbolicamente gli occhi di un cane ma, devi ammetterlo, l’idea non è niente male. Anzi, è così “niente male” che in un certo senso… La voglio replicare. Iniziando proprio da questo articolo.
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La narrazione? Gioco di carte con Bruner, Aristotele e te, scrittore

La narrazione? Gioco di carte con Bruner, Aristotele e te, scrittore
Da quando hai sentito parlare del modello di narrazione ad anello tu, che con la scrittura ti senti sposato, non hai dubbi: è proprio una narrazione ad anello quella in cui sei finito dentro. Non si spiegherebbe sennò perché con tutti i progressi che cerchi di far fare ai tuoi racconti e di fare tu con loro alla fine ti ritrovi sempre al punto di partenza. Invece che aspettare che la ruota giri perché non ti siedi ancora al tavolo da gioco e, con le carte che hai in mano, ti metti in azione? Nel frattempo puoi parlare un po’ con me di un certo filosofo di nome Aristotele e di uno psicologo statunitense che di cognome fa Bruner che ha così sintetizzato alcune caratteristiche che è importante possieda una narrazione:
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Lo scheletro di un blog cresce bene quando il blogger si fa le ossa

Lo scheletro di un blog cresce bene quando il blogger si fa le ossa
Quando nasce un blog il blogger che lo ha dato alla luce è in apprensione. Un po’ come un genitore. Sa cosa sogna per il blog che da neonato sta diventando bambino fino a diventare adolescente. Sa come vorrebbe vederlo crescere. Eppure di fronte a ogni piccola grande sfida, che avendo un blog ci si trova ad affrontare, si chiede sempre con un po’ di timore “sono in grado di farcela?  Davvero posso?” Dimenticando che i “posso” e “non posso” sono questione di… osso. Che significa?
Significa che ogni blog ha il suo scheletro e la sua velocità di crescita. Significa che ogni blog ha un’altezza che potrebbe raggiungere ma che i tempi in cui ci arriva e anche se ci arriva dipendono da svariati fattori.
Significa soprattutto che per crescere come blogger bisogna farsi le ossa. Perché per tutti i blog il modo migliore per eliminare le paure, che sono come spine nel fianco, è avere una solida spina. Dorsale.
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Il blogger felice e la lezione di blogging dei romanzi happystolari

il blogger felice e il romanzo happystolare

Impugno  il coltello di Grossman e taglio il nastro di un pacco di Lettere indirizzate a una certa Milena. Sarà mica il senhal adoperato da quel seduttore del mio vicino di casa che se ne sta ore e ore seduto a scrivere il suo diario? Ci penserò dopo, ora è il momento di scrivere per il blog. Anche se a volte fare il blogger ti manda in piena hipsteria fai felici i lettori del tuo blog  prendendo spunto dai romanzi happystolari. Perché le epistole possono darti suggerimenti epici per migliorare il tuo modo di bloggare.
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Lo scrittore dei sogni

 lo scrittore dei sogni
Lo hai guardato bene il quadro che campeggia qui sopra, vero? Oggi voglio cominciare così. Modificando una frase di Jim Morrison come più mi si confà. Un po’ come fa Salvador Dalì manipolando la realtà.

Scrivi perché nella scrittura puoi trovare quello che la realtà non ti sa dare

Adesso che hai letto, ora che non sai bene se chiudendo gli occhi per continuare a leggere scoprirai un “sonno che genera mostri” o quei tanto augurati dolci sogni, te la senti di continuare?
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Scrivi come respiri: avrai post mozzafiato

blowblog

Il titolo, le frasi iniziali, i paragrafi, le parole in grassetto, tutti questi elementi devono togliere il fiato ai tuoi lettori nel modo più efficace: facendo breccia nei loro polmoni. Il tuo post così sarà come aria e entrerà diretto. Avrà subito effetto. Sì, lo so che detto così sembra tutto perfetto. E, in fondo, anche se per ora non lo è, può esserlo. Ti hanno intimato “parla come mangi!”, come se le parole andassero davvero addentate e non baciate. Ma se non ti va di divorare carta e inchiostro non provare a scrivere come mangi. Scrivi come respiri.

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Scritto a pennello: Munch, i Bizantini e la lettore-centria

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I tuoi pensieri hanno una loro lunghezza d’onda. Quando riesci a cavalcarla al meglio le tue parole ar-rivano fin sulla battigia. Le tue parole come biglietti in bottiglie trasportate dalla corrente. Le tue parole come biglietti pronti a essere letti da chi vuole leggerli. Ma l’inchiostro è puro colore e il colore non puoi essere tu da solo a crearlo: il colore esiste solo come percezione perciò perché i tuoi scritti prendano colore ti serve un lettore.  L’idea stessa di colore non avrebbe ragion d’essere se il colore non fosse guardato. Proprio perché ciò che scrivi proponendolo agli altri acquista valore proprio quando viene letto ad avere un ruolo assolutamente centrale è il lettore.
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La sindrome del cappellaio matto: scrivi con l'ossessione del termometro social?

cappellaio
Il cappello di un articolo dovrebbe essere un saluto di benvenuto sensazionale. Una levata di cappello eccezionale. Così strabiliante da impedire da far strabuzzare gli occhi al lettore e impedirgli di levare gli occhi dal testo. Ma anche se non sarà così dovrai fartelo andare bene lo stesso. Perché oggi  ho in serbo per te un altro tipo di cappello: un cilindro magico con dentro nessuna soluzione indossato da un cappellaio tutto matto che non ha niente da insegnarti. Vuoi essere la mia Alice per le prossime righe?
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Hai il blogging nel sangue?

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Sei abbonato alle 4 eSSe: Scrivi Sempre Senza Sosta. Del resto non potresti fare altrimenti perché le parole le senti scorrere dentro. Qualcuno fa spallucce, qualcuno ti spalleggia ma tutti (o quasi) son convinti che la scrittura ce l’hai proprio nel sangue.
Sappiamo già che il buon sangue non mente ma com’è il buon sangue del buon blogger? (Lettura vietata a chi nutre la convinzione di avere il sangue blu pavone: il blu lo mal tollero come colore per inchiostro.)

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