La scrittura necessaria: per scrivere bene io scrivo coi piedi

scrivere coi piedi
Gira che ti rigira chi ama scrivere non può che finire col scrivere del suo amore. Soprattutto quando si ritrova dentro un girotondo di anime belle che oltre a girare in tondo sanno fare tante cose belle come svoltare, andare avanti, girare pagina e poi, fermi a un punto della storia, tornare indietro, fino alla copertina, e chiedersi qual è stato l’incipit di questa storia d’amore con la scrittura.
Questo post nasce a seguito di uno splendido post di Grazia Gironella. Se alla fine di questo post avrai voglia di partecipare anche tu scrivendo un articolo con il tuo post non devi far altro che metterti a scrivere, citando la fonte. Potrai poi naturalmente condividere il link al tuo post tra i commenti. Io so che Daniele Imperi e Chiara Solerio non hanno perso tempo e hanno colpo la palla, per nulla avvelenata, al balzo!)

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Chi scrive è una mina vagante

uno scrittore è una mina vagante
C’è un bambino. Con le mani appiccicose lascia un’impronta delle sue dita piccole e paffute sulla sedia di vimini della nonna, la fissa con quei suoi occhi troppo grandi per quello che nel mondo merita di essere visto e con gli angoli della bocca ancora sporchi di marmellata le chiede:

“Stai scrivendo una storia che è capitata a noi? E che magari parla di me.”

La risposta della nonna non tarda ad arrivare

“È vero, sto scrivendo qualcosa di te. Tuttavia, più importante delle parole, è la matita con la quale scrivo. Vorrei che la usassi tu, quando sarai cresciuto.”

Il bambino è sbigottito

“Ma è uguale a tutte le altre matite che ho visto nella mia vita!”

Ma la nonna, senza esitazioni, ribadisce:

 “Dipende tutto dal modo in cui guardi le cose. Questa matita possiede cinque qualità: se riuscirai a trasporle nell’esistenza, sarai sempre una persona in pace con il mondo.”

(Le citazioni sono tratte da “Sono come il fiume che scorre” di Paulo Coelho)

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La scrittura? Un circo. Rosso e bianco

Il bianco e il rosso della scrittura
La scrittura è un circo in cui tu sei al tempo stesso ogni singola attrazione, il trapezista, il pagliaccio e perfino il tendone. Quel bianco e quel rosso insieme sono ipnotici e indispensabili. Affili le parole come coltelli e pensi a come gestire al meglio, mirando a con-turbare il lettore con i tuoi spettacoli d’inchiostro, altri due dei 6 cappelli per pensare: il cappello bianco e il cappello rosso.

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Quell'ossigeno chiamato #scrittura

quell'ossigeno chiamato scrittura
C’è chi proprio non riesce a fare a meno dell’odore della carta. Io, più che altro, non riesco a fare a meno dell’odore delle parole. Quando stai troppo tempo senza respirare gli inchiostro degli altri, leggendo, e il tuo stesso inchiostro, scrivendo, non ti manca il respiro? Ma per librarsi nell’Olimpo degli scrittori amati e raggiungere una scrittura mozzafiato sono tanti gli aspetti del respiro da calibrare…
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Tu sai scrivere come le api? Provaci in 15 passi

scrivere come le api
 
La vita di chi scrive è come una luna (un lunapark, un’alternanza di maree, un ciclo con momenti di pienezza e giorni di assoluta mancanza…). Un’eterna luna di fiele. Ma anche un’eterna luna di miele. Chi scrive è come un’ape che, operosa, lavora per produrre il nettare della propria scrittura e che conosce bene le potenzialità del proprio pungiglione. E poi chi scrive deve imparare a oscillare tra il (cappello) giallo e il (cappello) nero (sì, ho letto “6 cappelli per pensare” di Edward de Bono).

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