Di corsi e discorsi

di corsi e discorsi
 
(Cucciolo di cane Corso -ah ah ah che ironia sottile, che raffinato gioco di parole, che elegante danza di assonanze e consonanze- con occhi blu. Che poi si fa presto a dire “blu”. Gli occhi, sulla carta, per tenere altri incollati, alla carta, dovrebbero essere occhi color “mercurio”, o “petrolio” o “cielo di marzo dipinto a acquerello dentro una soffitta fredda che tanto è marzo e il peggio è passato”, o color “ambra” anche se a volte, saper conservare le cose dal tempo, per tanto tempo, non è poi questa gran dote se ti ritrovi solo insetti brutti e inclusioni fastidiose).
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Risposte dal Calamo: le domande della vita (di chi scrive)

Risposte dal Calamo: le domande della vita (di chi scrive)
Ci sono un sacco di cose che non crescono sugli alberi.
Tipo i biglietti del treno quando tu vuoi andare a annaffiare il tuo personalissimo ciliegio in fiore e invece devi aspettare una vagonata di tempo e smistare prima una vagonata di cose anche se la voglia di dedicarti alla cosa che fa con te ciò che la primavera fa con i ciliegi ti scoppietta dentro come l’olio in un fritto misto.
Tipo i biglietti perfetti per le occasioni perfette. O tipo le occasioni perfette. Perché tanto lo sai che appena ti fermi a pensare “accidenti, questo momento sembra un momento perfetto” allora i denti ti diventano più aguzzi, senti i secondi tra la lingua e il palato e nessun momento, al morso, si rivela davvero perfetto. C’è sempre qualcosa di sbagliato in mezzo.
Ma ci sono anche alcune cose che crescono eccome sugli alberi. Soprattutto di Natale (ché tutti a Natale hanno voglia di spacchettare anche la curiosità). Un esempio? Le domande che, prima o poi, uno che scrive si trova a affrontare.
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Nati per (farsi) leggere

nati per (farsi) leggere
Il sindacato dei lunedì oggi mi ha chiamato e mi ha detto che a volte avere a che fare coi lunedì è proprio strano. Perché più tutto, di settimana in settimana, resta uguale, più tutto diventa peggiore. Anche quando si è nel bel mezzo di una settimana (anzi, qualche giorno in più di una settimana) in cui l’imperativo dovrebbe essere leggere. Per questo Calamo ha passato la mattinata a allungarsi i muscoli perché in questi giorni si sta scaldando. Ma…
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Il mondo è nelle mani di chi sa scriverne

Il mondo è nelle mani di chi sa scriverne

Piatta fino a prova contraria

Scrivere è prendere le parole e metterle in fila, una dietro l’altra, tenendole tutto sullo stesso piano. E se una frase su quel piano a starci proprio non ce la fa? La si prende e la si pressa, la si schiaccia, la si preme contro tutti i “vorrei ma non posso” finché quella frase così perfetta nel suo essere smisurata, così ordinata nella sua criniera dorata spettinata, così simmetrica nel suo unico corno splendente, diventa carne d’unicorno in scatola.
Giusto?
Sbagliato.
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Di come scrivere per tante ore filate e far restare l’inchiostro dolce

Di come scrivere per tante ore filate e far restare l’inchiostro dolce
Per scrivere tanto (e bene) basta essere organizzati (?)
Fare la raccolta differenziata degli impegni e congelare umori, tendenze, emozioni e sentimenti. Cristallizzarsi in un modello e dividere il da farsi nei vari contenitori. Come quando fai la spesa e anche se la busta si rompe tu vai avanti perché sai che devi per forza andare avanti. E poi arrivi e rovesci sul tavolo un’accozzaglia di prodotti. E guardi il pacco più triste dell’insalata che hai trovato e ti chiedi se non sarebbe stato meglio comprare caramelle invece di ravanelli.
Basta questo? Forse no. Però c’è una cosa che se c’è tutto diventa più facile. Un po’ come la farina che ha dentro già il lievito e allora è più semplice far prendere forma alle tue parole, con dolcezza, senza forzature.
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