Co-me-te

co-me-te
Premessa: se il blog è una terapia (e io no, qui non vi linko tutti i post in cui ne abbiamo parlato, sì abbiamo, plurale, perché i miei post sono uno spunto poi tu e tutti gli altri “tu” che passano di qui possono coglierli o lasciarli marcire come semi caduti nel terreno sbagliato) allora ogni blogger diagnostica il proprio “problema”, cerca la propria cura, distribuisce articoli come medicine e ogni cosa che scrive è una pillola. Da infilare in un filo. Perché certe volte le parole sono pillole e perle al tempo stesso.
Promessa: quando ho aperto questo blog (e tu, se passi di qui spesso, dovresti saperlo che il blog è neonato e non è ancora morto ma non è un non-morto del tipo zombie. Direi proprio di no) ho fatto una promessa sia a me stessa sia a chi avrebbe scelto di dedicarmi la sua attenzione e il suo tempo. Ho promesso di essere il più possibile autentica e quindi vicina all’idea di me stessa (come Almodovar insegna) e di non dissetare mai la sete di miglioramento e di confronto. Per questo vado oltre i miei limiti, posto qualcosa che scrivo e quando vedo che anche tu che mi stai leggendo spingi ogni giorno un po’ più in là i paletti che ti eri imposto di avere allora penso che siamo tutti sempre un po’ più avanti ed è per questo che per incontrarci non abbiamo bisogno di darci un appuntamento: ci incontriamo strada facendo.
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La classe non è acqua. Ma #scrittura.

la classe è scrittura
– Ho un problema.
Spara.
Ho un libro dentro  e non so quando l’ho ingoiato. E quando lo dico in giro la gente non sa mai se offrirmi una penna o una lavanda gastrica.
– A te che serve?
– Forse una mano per quando scrivo scrivo scrivo e il tunnel carpale sembra diventato un tunnel senza via di sbocco. O forse una cura contro il male di scrivere.
– Sicuro che il libro non ti è caduto in testa? Vuoi andare in ospedale?
– Un reparto di scrittura intensiva, ecco quello non sarebbe.
– Devo dire che farti felice è proprio semplice, eh. Anche quando andavamo a scuola eri un po’ strano.
– Che vuoi farci, la classe non è acqua. Ma un posto in cui puoi contare sul tuo compagno di banco.
– Sei bravo con le parole per essere uno che ha un libro incastrato in gola. Chi vorresti nella tua classe che non è acqua ma inchiostro?
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Memorie di un uovo

fame di scrittura
In principio sei un uovo. Sei un uovo con tanto di guscio che ovatta le cose brutte, certo, ma anche quelle belle ma tu sei un uovo, un uovo ancora con il guscio per giunta, e non immagini ancora che ci siano tutte queste cose belle capaci di risucchiarti in un vortice come fanno le bottigliette vuote con i tuorli.
Poi il guscio si incrina e tu prima vorresti provare a rimediare e riattaccare quei pezzi di te che sembrano aver voglia di andarsene usando la colla che hai negli occhi quando leggi gli scritti degli altri. Ma poi ti sei ricordato di quella frase che dice che una crepa c’è in ogni cosa ma va bene così perché è da lì che entra la luce. Allora pensi che forse è il momento di venir fuori.
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Ti meriti questo post perché…

ti meriti questo post perché

  • Perché la lettura fa più belli quindi, ehi, tu sei qui a leggermi quindi sei di certo bello fuori e bello dentro.

 

  • Perché questo post è fatto della stessa sostanza delle stelline fosforescenti che si appiccicano sui tetti. E tu sei un tipo così… Brillante!

 

  • Perché se mi stai leggendo (cosa? Sei capitato qui per caso?) ti piaccio. No, mi spiace, ciò non garantisce che tu piaccia a me. Ma se mi dici chi sei possiamo vedere se…

 

  • Perché io sono in debito con te. Come tutti quelli che scrivono sono in debito con tutti quelli che li leggono.

 

  • Perché ho la sensazione tu abbia Saturno contro. O forse è solo che non ti è andata giù che uno come Ozpetek che con le fate ignoranti ci aveva tanto azzeccato poi abbia sbagliato proprio strada con il film con quel titolo lì.

 

  • Perché anche se non sarà o non è stata (come faccio a sapere a che ora mi stai leggendo) una brutta giornata ogni volta che un giorno finisce c’è sempre qualcosa che pensi avresti voluto/potuto migliorare e allora, non importa quanto tumultuose siano le acque in cui stai navigando, tu smetti i panni del timoniere perfetto per un momento e ti metti a leggere qualcosa scritto da qualcuno di cui non conosci neanche le dita che hanno battuto ciò che stai leggendo. Ma di cui conosci i pensieri. Perché questo è un modo strano in cui, sempre più spesso, dei contenitori, conosciamo prima i contenuti e poi le confezioni.

 

  • Perché le parole di questo post cioccolatoso ti si scioglieranno in bocca.

 

  • Perché la lettura ha le sue ragioni che la ragione non conosce. E non per tutto ti serve una ragione.

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Usa il cervello: blogga responsabilmente

blogga con cervello
C’è un verso, nella canzone Brain Damage, che recita “you raise the blade, you make the change”. Questo vale anche quando si parla della mente che sta dietro un blog: quando vuoi preservare il meglio possibile il cervello pulsante del tuo bloggare devi essere pronto a affilare le tue parole meglio di quanto affileresti una lama e colpire chi ti legge con più sicurezza e precisione di un lanciatore di coltelli. Solo così potrai preparare di volta in volta il prossimo passo della tua scrittura, il successivo scalino del tuo percorso da scrittore, quel cambiamento che fa fortunatamente rima con evoluzione.
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Risposte dal Calamo: Vorrei scrivere (e aprire un blog) ma…

vorrei scrivere e aprire un blog

Rispondi a uno per dare uno spunto a cento

Il giorno dell’anno con più ore di luce sarà pure passato ma c’è un bagliore che non si spegne mai: la scintilla che i lettori sanno accendere nella lampadina che abita nel Calamo di questo blog.
Nasce così una nuova rubrica (?). Un nuovo appuntamento. Saltuario quanto basta per farti sorridere quando aprendo la pagina scopri che è lì, è il suo momento. Costante abbastanza per non scivolare nell’oblio.
Quest’annuncio però, in realtà, dovresti essere tu lettore a farlo a me e non io a te. Perché questo post nasce da quelle domande sussurrate da voci ora più squillanti, ora più grevi, ma tutte con un destinatario in comune: la mia casella email.
Perché se è vero che Calamo, proprio come un calamaro, ama spargere il suo inchiostro nel mare del web, è anche vero che ama farsi porto e accogliere i lettori che bussano alla porta di questo posto.
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Un #blog è una loco(e)motiva

un blog è una loco(e)motiva
Tutta la scrittura inizia da un’invenzione. Che poi, a dirla tutta, per inventare oltre all’inventiva che ti rende in grado di creare serve la pazienza di scavare e di continuare a credere che c’è qualcosa da scovare. Sì, perché la parola “invenzione” deriva da “invenire” e “invenire” vuol dire proprio trovare.

Tu sei pronto a fare il trovatore usando il blog come detector?

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