L'avvento degli scrittori

l'avvento degli scrittori
Sono qui, dietro lo schermo, come quando sono dietro in macchina e devo completare una frase che inizia con “l’attesa del piacere è…” e mi chiedo se, ammesso che leggere questo post in questo posto possa essere annoverato tra i piaceri, ecco, ammessa questa incidentale lunga, così lunga, come un tamponamento, magari cardiaco, in cui uno spazio che dovrebbe essere virtuale diventa così reale da accogliere qualcosa e allora capisci che a volte quando qualcosa da virtuale diventa, dolorosamente, reale è perché qualcosa è andato storto. Quindi circolare, circolare, non c’è niente da guardare.
Dicevamo, mi chiedo se, se questo post per te è un piacere magari il fatto che sia stato s-post-ato, che sia post-unpo’digiorni dall’ultimo può essere stata un’attesa che (ti/mi/ci) ha fatto bene.
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Come un gallo sui trampoli

come un gallo sui trampoli
Non ti scrivo per essere letta. Non penso di saper far volare la tua immaginazione abbastanza in alto da diventare pagina del tuo diario e bigliettino scambiato sotto il banco e gomitata data furtiva tra un cambio dell’ora e l’altro. Che poi, dimmi, tu te li scambi con qualcuno i bigliettini da sotto il banco?
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Nati per (farsi) leggere

nati per (farsi) leggere
Il sindacato dei lunedì oggi mi ha chiamato e mi ha detto che a volte avere a che fare coi lunedì è proprio strano. Perché più tutto, di settimana in settimana, resta uguale, più tutto diventa peggiore. Anche quando si è nel bel mezzo di una settimana (anzi, qualche giorno in più di una settimana) in cui l’imperativo dovrebbe essere leggere. Per questo Calamo ha passato la mattinata a allungarsi i muscoli perché in questi giorni si sta scaldando. Ma…
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La scrittura sb(i)anca la notte

la scrittura sb(i)anca la notte
Ci sono notti così nere che, se è vero che il simile cura il simile, possono essere curate soltanto somministrando loro litri di inchiostro. La scrittura sbianca la notte, anche la più scura.
E poi ci sono notti così belle che il tempo vorresti rapinarlo e poi lasciarlo scivolare come pioggia sulla vita delle persone che sono libri aperti che qualcuno non legge più. La scrittura sbanca la notte, le ruba le stelle e le va a incastonare nelle storie che più meritano di essere illuminate.
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Il mondo è nelle mani di chi sa scriverne

Il mondo è nelle mani di chi sa scriverne

Piatta fino a prova contraria

Scrivere è prendere le parole e metterle in fila, una dietro l’altra, tenendole tutto sullo stesso piano. E se una frase su quel piano a starci proprio non ce la fa? La si prende e la si pressa, la si schiaccia, la si preme contro tutti i “vorrei ma non posso” finché quella frase così perfetta nel suo essere smisurata, così ordinata nella sua criniera dorata spettinata, così simmetrica nel suo unico corno splendente, diventa carne d’unicorno in scatola.
Giusto?
Sbagliato.
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Puzzle d(')i-scritti

puzzle
Se esistessero delle liste di proscrizione buone io, i nomi dei miei lettori (almeno di quelli che sono usciti allo scoperto, anche se fuori fa spesso un po’ troppo freddo) li scriverei subito sopra a chiare lettere. Così potrei mettere all’asta tutte le loro parole, così belle, così belle che ogni volta alzano un po’ più in alta l’asta della bellezza stessa. E sono salti. Di gioia. Salti su letti di sogni che non dormono. Perché i sogni li si realizza svegliandosi. E qualche volta, se si tengono gli occhi aperti abbastanza a lungo, ci si rende conto che allevare cuccioli di sogni a volte significa anche saper guardare oltre il proprio recinto e rendersi conto di quanto belli sono i cuccioli dei giardini accanto. Ecco come questo post è nato da un miscuglio di voci-commento nel post precedente che si è fatto canto.
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